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Il potere che abbiamo in tasca

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Torno dalla lunga trasferta americana, rafforzato in una mia convinzione: quella che in tasca, ormai tutti, hanno uno strumento potentissimo, lo smartphone.

Da giornalista e da mobile journalist, ho usato il mio iPhone per produrre contenuti multi-piattaforma mentre mi dedicavo prevalentemente a quelli per il mio telegiornale. Grazie alla combinazione del mio iPhone, di una serie di app molto potenti (come Rode Rec per l’audio, Luma Fusion per il montaggio, FirstLight per le foto e FilmicPro per il video) e di competenze (quelle che nemmeno lo strumento migliore mai potrà sostituire) sono riuscito a raccontare lo stesso evento – la campagna elettorale americana – e lo stesso luogo – gli Stati Uniti, in un particolare momento della loro Storia – anche su Instagram, Twitter e Facebook. Il tutto senza togliere energie o attenzione al mio “core business” cioè il Tg e il reportage televisivo, perchè lo smartphone è intuitivi da usare, è sempre a portata di mano ed è rapido nel suo giungere al bersaglio (vedo, scatto, rifletto, scrivo, pubblico).
Il mio iPhone è stato anche uno strumento decisivo per aggirare certi blocchi, come quando ci sono state negate gli accrediti ai comizi di Trump ma sentivamo il bisogno di raccontare il “popolo” del Presidente, di capire cosa si muovesse in quella parte di elettorato ed allora abbiamo preso biglietti come membri del pubblico e usato i nostri smartphone in mezzo alla gente.
Avere la possibilità di produrre contenuti (mobile content creation) in ogni luogo, senza limitazioni e in tempo reale è stato ancora più emozionate e soddisfacente del solito. E non solo perchè ho cominciato a fare questo lavoro nell’ 89’ quando roba del genere te la sognavi.
Torno convinto ancor di più che ogni giornalista debba saper sfruttare l’enorme potere creativo e produttivo che ha in tasca, non limitare a google e whatsapp.
Torno convinto ancor di più che c’è bisogno di uno sforzo potente per fare in modo che i bambini e i ragazzi non usino gli smartphone come “calmanti” o vie di fuga, come strumenti passivi di fruizione ma per la loro parte migliore, mezzi di produzione facili e potenti.

PS: anche per questo vogliamo, con tutti gli straordinari professionisti che vi collaborano, tornare con il nostro festival Mojo Italia (Mobile Journalism Italia) nonostante l’emergenza covid e la “scomparsa” – in generale – degli sponsor con le aziende, tutte o quasi, colpite dalla crisi

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere

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