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12 settembre, aggiornamenti

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Oggi cominciamo con questo video, ascoltatelo anche se non capite pashtu, parla la lingua internazionale del dolore. Lei è Fahima Rahmati, #donna e attivista diritti civili a Kandahar (capitale spirituale taleb) Perchè piange?

Durante la notte scorsa (il video è un appello a caldo) un gruppo di presunti taleb è entrato nella sua casa e ha portato via il fratello, picchiandola quando lei si è opposta. Il capo (taleb) della provincia, dopo, è intervenuto promettendo provvedimenti. Ci sono molte cose da notare: 1) questo è il modello dei night raid (operazioni mirate notturne) che hanno “condannato” occidentali e governativi a perdere supporto popolazione 2) la donna nel video ricorda di aver aiutato i talebani in passato, intende dire che è stata neutrale come attivista 3) lei dice (c’è da crederle) che poteva essere evacuata ma non ha lasciato il Paese per scelta 4) ho scritto presunti taleb, siamo in una fase fluida, come in ogni cambio di regime, e le rese dei conti sono all’ordine del giorno. Per capirci, c’è da aver paura dei vicini di casa con i quali c’è antica ruggine e approfittano della fase di transizione (che è persino peggio per la sicurezza per esempio di ex-giudici o ex-poliziotti, attivisti) 5) Mi colpisce molto la reazione (e l’impotenza del governatore) è la stessa che abbiamo visto nel caso dei giornalisti arrestati e torturati a Kabul eccola dice che ci sono sempre problemi all’inizio ma che il governo sostiene la libertà d’espressione e un’indagine è in corso. Dichiarazioni simili dopo sequestro telecamera del reporter ToloTv nei giorni scorsi.

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Cosa significa? Lo scrivevo nei primi giorni: i talebani sono un movimento “federale” in giro per le città ci sono gruppi di combattenti che rispondono a capi diversi, sono giovani drogati di propaganda per cui il popolo della città è fatto di infedeli, corrotti moralmente. Ora se i taleb non si sbrigano a riportare la situazione sotto controllo perderanno il punto di forza che porta tanti afghani, tutto sommato se non a credere in loro a sopportarli, ovvero la sicurezza che da anni è miraggio in Afghanistan dove si è smesso di contare sequestri a scopo di estorsione, rapine, furti e racket. Senza parlare, ovviamente, di attacchi terroristici e violenze delle forze di sicurezza, della guerriglia e di unità dei servizi come le Zero Units dell’NDS sostenute dalla Cia. 

Ma passiamo al tema donne ieri ho pubblicato foto di un incontro di donne in hijab che hanno chiesto la segregazione scolastica tra donne e uomini oltre a schierarsi per i taleb. Si tratta di studentesse delle scuole religiose (madrasse) fanatiche come quelle scese oggi in strada a Jalalabad

Sono girati dei fake sull’incontro con foto alterate (metto a confronto sotto👇) ovviamente nessuno negli ultimi anni si è fatto un giro nel PD5 di Kabul, quartiere pashtun dove lo hijab era già prevalente. Di certo i taleb non avevano bisogno di comparse per riempire sala.

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Aggiungo una riflessione sulle ipocrisie occidentali. Scene come quelle che ieri hanno scandalizzato il mondo in Arabia Saudita sono la norma. Certo per l’Afghanistan è doppiamente grave perché è un arretramento rispetto ad alcuni, pur fragili, progressi ma stiamo attenti a sottovalutare la capacità taleb di far leva su nostre contraddizioni. Loro sanno bene che Occidente è alleato dei sauditi (come ci ricordano le coperture Usa sul loro ruolo nell’11/9) e quindi adocchiano quel modello.

E_FBAaHXMAAUGhJ.jpgAll’inizio di questa crisi ho scritto una riflessione sull’adattamento del modello saudita all’Afghanistan. Eccola se voleste rileggerla.

Donne, un Afghanistan saudita? – Nico Piro

Questo video circola da giorni ma non l’ho pubblicato perchè avevo dei dubbi e non volevo amplificare fake. Me ne sono procurato una versione più lunga e confermo che si tratta di un talebano che tortura soldato dell’Ana (in manette) presumibilmente nel sud del Paese come dichiarato dagli autori.

 

È un fatto gravissimo anzi doppiamente grave perché – di nuovo – mette in dubbio la promessa talebana di amnistia. Dobbiamo peró non dimenticare le nostre contraddizioni (che ci hanno fatto perdere supporto popolazione e superiorità morale nella “guerra al terrore”) quello che il torturatore fa nel video non altro che una versione più rozza del waterboarding (annegamento simulato) che la Cia a Guantanamo (Cuba) come a Bagram (Afghanistan) ha usato durante suoi interrogatori. Condanniamo torture ma facciamolo sempre com’è giusto che sia.

A proposito, l’11/9 è passato e i talebani non hanno tenuto la cerimonia di insediamento del governo, perdendo l’occasione di uno schiaffo pesantissimo all’America in un giorno sacro per gli Usa. Perchè? Risposta certa non c’è ma è presumibile che Nel governo ci sia alta tensione, scontri tra fazioni e strascichi dell’esclusione di mullah vicini all’Iran e anti-pakistan. Tra l’altro Hibatullah Akhundzada continua a non farsi vedere nonostante le condizioni di sicurezza siano massime (è morto?)

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Dell’11/9 dei taleb sappiamo solo che il potente Sirajuddin Haqqani, ministro degli interni, è stato a Paktika ad ascoltare una serata di poesie con Turab Saib, riferisce il poeta e diplomatico Anas Haqqani. Notare alle sue spalle, il miliziano con kit delle forze speciali americane.

Visto che intorno ad ogni 11/9 spuntano adoratori acritici di Oriana Fallaci, rilancio questa riflessione di Mario Ricciardi, intellettuale e direttore de la rivista “il Mulino”.

Resistenza Panshir segnala combattimenti all’imbocco della valle. Purtroppo, con storia dei jet pakistani, i panshiri hanno amplificato campagna di fake news che ne ha travolto credibilità. Non sono più fonti affidabili. È un peccato per i civili della valle su cui è calato il buio.

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere

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