HomeAfghanistanDonne, un Afghanistan saudita?

Donne, un Afghanistan saudita?

Autore

Data

Categoria

Faccio una premessa, in Afghanistan – ancor di più agli inizi di una nuova fase – è impossibile fare previsioni, ci sono troppe variabili in ballo (etniche, claniche, religiose, familiari, territoriali ingerenze esterne, affari) e troppi elementi che noi occidentali non comprendiamo o fatichiamo a capire. Di conseguenza questa non è una previsione su ciò che accadrà, mi baso sulle mie dirette conoscenze nei contatti avuti negli ultimi anni con i talebani (quando erano in clandestinità), sulle loro prime mosse e sui loro interessi generali per provare a ipotizzare come gestiranno la questione femminile (uno dei temi usati ripetutamente per prolungare e giustificare la nostra missione in Afghanistan e che quindi sanno che sarà al centro dell’attenzione internazionale).

Primi Segnali
I primi segnali ci dicono che (parliamo di Kabul) i talebani non stanno facendo rese dei conti, per ora. Hanno deciso una amnistia per dipendenti e funzionari governativi (in altri tempi li avrebbero chiamati collaborazionisti). Stanno tenendo a bada i propri miliziani che, per ora, si esibiscono in atti di forza su presunti borseggiatori e ladri vari, pesci piccoli (chissà se poi davvero ladri).
Per capire le differenze con il passato, bisogna ricordare che nel 1996 quando i talebani sono arrivati a Kabul, per prima cosa, entrarono nella sede Onu dove si era rifugiato l’ex-presidente Najibullah lo torturarono in maniera feroce e ne impiccarono  il cadavere ad un palo di fronte l’hotel Ariana. Di lì alle bastonate alle donne per strada e alle esecuzioni in strada il passo fu breve: fanatismo religioso al suo peggio.
Facciamo un esempio preciso sull’oggi: ToloNews. E’ il più importante telegiornale del paese, parte del gruppo Moby, polo privato dei media. Alcuni anni addietro i talibani emisero una provvedimento che definiva la tv “obiettivo militare” perchè troppo filo-governativo e filo-americano, quindi si poteva liberamente colpire (non come un obiettivo civile).
Si sono contati giornalisti e tecnici uccisi, minacce, il suo direttore – un amico, da poco sposatosi e con una bimba – viaggia sotto scorta. Ieri i talebani sono entrati nel compound della tv (sia news che intrattenimento) hanno controllato gli uomini della sicurezza privata, hanno sequestrato le loro armi (solo quelle distribuite dal governo, non le altre) e sono andati via. Ci si aspettava invece che massacrassero la redazione, viste le premesse, invece è accaduto altro: un esponente talebano – Mawlawi Abdulhaq Hemad, uno dei portavoce – ieri è andato a far intervistare in quello stesso studio che avrebbero voluto far esplodere. Di fronte aveva Beheshta Arghand, una giornalista, unica differenza rispetto al passato di Tolo, la giovane collega aveva la testa coperta.
Altro elemento, ieri per la prima volta abbiamo visto il volto di un uomo con cui noi giornalisti abbiamo comunicato per anni – via telefono o via twitter – il mullah Zabihullah, portavoce dei talebani. Durante la sua prima conferenza stampa alle domande sulle donne ha risposto con delle aperture su studio e lavoro, citando però la legge islamica, la sharia (ne parlo poco più giù).

Come scrivevo ieri, è emblematico il caso della corrispondente CNN che è libera di andare in giro per la città, qualcuno in un “meme” ne ha mostrato le due versioni prima e dopo l’arrivo dei talebani ma lei stessa ha precisato che la foto sopra è in una sede chiusa, l’altra in strada è poco diversa dal passato (velo più ampio ma sempre velo).

In sintesi i talebani stanno conducendo un’offensiva diplomatica dopo quella militare perchè non vogliono ripetere l’errore fondamentale degli anni ‘90, restare isolati a livello internazionale. Servono alla Russia e alla Cina, ma anche all’Iran, e hanno bisogno di aiuti internazionali.

La mia esperienza personale
Nel 2018 e nel 2019 ho incontrato diverse volte esponenti talebani a Kabul, mentre visitavano la città in clandestinità. Nei miei incontri (con il rischio che l’NDS, cioè i servizi afghani facessero irruzione arrestassero me e loro) ho parlato con “sottufficiali” ma anche con alti esponenti – ne parlo in Corrispondenze Afghane – cioè giudici, capi militari, membri del consiglio politico. Chiaramente, trattandosi di personale di un certo livello, non soldati semplici, si capiva che avessero “studiato” cioè che fossero stati indottrinati dai vertici, non parlavano per opinioni personali ma per frasi, slogan, dichiarazioni ben congegnate anche sui temi più spinosi (e orrendi) del loro passato.
Il lavoro delle donne? “Vuoi che mia moglie non abbia un medico?” Lo studio delle donne? “Vuoi che mia figlia non possa diventare insegnante”? L’idea di fondo – per come l’hanno spiegata a me – è quella di una società dove le donne sono libere di lavorare e di studiare ma non di stare nello stesso luogo di lavoro o nella stesse aula con gli uomini. “E’ indecente” mi disse il potente capo militare della regione sud.

Incalzandoli su questi temi mi è stata data una risposta che mi ha stordito: “Saremo come l’Arabia Saudita, è un vostro alleato vero? E noi faremo come lui”. E’ inutile che ribadisca cosa io pensi dei sauditi (con sarcasmo nelle presentazioni dei miei libri ripeto sempre che se volevamo liberare le donne dal burqa dovevamo invadere l’Arabia Saudita non l’Afghanistan) ma la risposta dei talebani è ineccepibile: se l’Arabia Saudita è alleata dell’Occidente, noi tratteremo le donne come le trattano in Arabia Saudita ergo saremo buoni come i vostri alleati.

La mia ipotesi
Sempre facendo differenza tra Kabul, Herata, Mazar, Lashkargah, Kandahar, Kundur e i distretti rurali (dove non sappiamo cosa sta accadendo e dove il grosso dell’informazione locale è stata cancellata dagli studenti coranici negli ultimi mesi) i talebani potrebbero portare l’Afghanistan verso il modello saudita, forse addirittura un po’ più aperto perchè sanno che l’Occidente non gli perdonerà nulla mentre Cina e Russia non vogliono imbarazzi per quello che sarà il loro supporto del nuovo corso di Kabul.
Certo su questa storia grava una grande, enorme, incognita: la sharia. Qualcuno di voi sa cos’è la sharia? Io no, semplicemente perchè non esiste, non è come il codice penale, è frutto di interpretazioni ed è frutto dell’intreccio con le consuetudini locali. Il pashtunwali – il codice tribale dei pashtu, etnia cui appartengono i talebani – è spesso più rigido della versione più stretta della sharia. E allora cosa accadrà per esempio alla badar, cioè ai matrimoni a pagamento combinati dalle famiglie? Alle esecuzioni per le presunte fedigrafe? Alle donne in fuga dalle famiglie violente che ho incontrato nei rifugi di Kabul in questi anni, pronte ad una nuova vita?
Ieri parlavo con Alberto Cairo che, oltre a dirigere il Centro Ortopedico del Comitato Internazionale della Croce Rossa, è anche l’animatore della nazionale di basket in carrozzina. Per quanto mi abbia raccontato di una ispezione dei talebani al Centro più rilassata rispetto a 25 anni fa (del resto ricordiamo che già donne e uomini sono separati negli ospedali e centri di riabilitazione) mi ha espresso i suoi dubbi sul futuro della squadra femminili di pallacanestro in carrozzina (potranno andare all’estero per le gare? Potranno esibirsi davanti al pubblico e alle telecamere?).
Ecco la lista dei quesiti è lunghissima (donne poliziotto? donne soldato?) e solo da come troveranno risposta nella realtà potremo capire se i talebani sono pronti a fare un passo di civiltà in avanti fosse solo per convenienza.

Conclusioni
I talebani in questi anni non sono cambiati a livello ideologico ma sono diventati più scaltri e hanno una visione internazionale.
Non è chiaro cosa accadrà per le donne (vale anche per i giornalisti e gli attivisti civili in genere) adesso in Afghanistan. Di sicuro godranno di una libertà ben minore di quella che hanno oggi, seppur frutto di progressi fragili e limitati solo alle grandi città (come ho scritto nel mio libro, i Burqa sono stati eliminati solo perchè associati a kamikaze e prostituzione). Per non perdere il supporto internazionale, i talebani potrebbero non tornare al ‘96 ma puntare al modello saudita (che io ovviamente disprezzo) blindadosi dal punto di vista tattico-politico-diplomatico.
Cosa accadrà però nella pratica è tutto da vedere. Dobbiamo attendere ed evitare di dimenticare l’Afghanistan perchè solo l’attenzione internazionale continua e costante (cioè pure tra sei, sette giorni quando scomparirà dalle prime pagine) è indispensabile.

Disclaimer
Da anni critico il governo afghano cosiddetto democratico e i talebani ma preferisco anche oggi continuare a fare il giornalista, raccontando fatti e provando a metterli insieme per arrivare a delle conclusioni. Non assolvo nessuno, non traggo conclusioni, mi faccio domande, non mi schiero con nessuno se non con il popolo afghano e con gli ultimi della Terra.

10 Commenti

  1. Bravo Nico, finalmente un quadro sufficientemente chiaro sulla situazione Afghana fatta da un ottimo giornalista. Spero che siano in molti a seguirti.

  2. Ciao Nico,
    grazie per il tuo blog che ho scoperto solo recentemente. mi riallaccio al tuo articolo sulle donne…in questi giorni di cambiamento mi lascia un po’ interdetto l’ atteggiamento di molti media ma anche di persone comuni sull’ argomento “donne in Afghanistan” come se improvviamente in soli tre giorni si fosse passati dal paradiso all’ inferno. sono stato 2 volte in Afghanistan come infermiere per Emergency nel 20002 e nel 2017. durante la seconda missione, svolta nella Valle del Panjshir ho potuto constatare che poco era cambiato rispetto a 15 anni prima. ripenso ai moltissimi burqa delle infermiere appesi all’ entrata dell Ospedale, ripenso alla ragazza il cui marito le aveva sparato in volto con un fucile; alle infermiere nella mensa ospedaliera ammassate negli ultimi due tavoli in fondo mentre noi uomini comodamente in quattro attorno ad un tavolo; ripenso ad una collega afghana che durante la medicazione al letto di un paziente girandosi inavvertitamente mi sfioro’ la spalla…comincio’ a piangere ed a scusarsi come se avesse fatto la cosa peggiore al mondo; le foto con lo staff locale del reparto donne, tutti seduti attorno ad un tavolo e con le mani sopra di esso per far vedere che non ci stavamo toccando in alcun modo. unico ricordo positivo: un’ infermiera mi disse di essersi sposata il week end precedente e mi fece vedere le sue foto coi capelli sciolti mentre si preparava alla cerimonia…forse solamente perche’ c’ era’ una certa simpatia reciproca.
    solo alcuni flash che non vogliono e possono spiegare una realta’ cosi complessa ma trovo ipocrita che noi occidentali continuiamo a vederci come paladini eroici delle liberta’ altrui.
    Francesco

  3. Abbiamo enorme bisogno di chi lavori e spieghi ai comuni mortali cosa succederà in paesi come L’Afganistan troppo ambigui e celati per permettere un informazuone trasparente.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere

Il mio canale Vimeo

Il mio profilo Instagram

Error decoding the Instagram API json