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23 settembre, aggiornamenti

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Cominciamo con questo video di talebani che vanno in giostra sulle pale di un Black Hawk, forse uno di quelli resi inutilizzabili dagli americani prima di lasciare l’aeroporto di Kabul.
Li abbiamo visto in barchetta e in autoscontro, immagini del genere, forse buffe, per me tragiche, ci ricordano che la guerra ha strappato via l’infanzia e la gioventù a diverse generazioni di afghani. A prescindere da quale parte stessero hanno conosciuto solo violenza e armi, non giocattolo.

E a proposito di violenza, la situazione a Jalalabad è precipitata. Nella strategica città al confine con il Pakistan sono giorni di attentati dell’ISKP, il braccio locale dell’ISIS, ultimo nemico rimasto ai talebani (ma con scarsa potenza militare). Nella notte i talebani avrebbero ucciso tre presunti attentatori dello Stato Islamico. Comunque la situazione è – al solito – complessa. I talebani stanno chiudendo moschee salafite e questo potrebbe essere un fattore in questa ondata di attentati. Da leggere

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Islamic State Attacks in Eastern Afghanistan Challenge Taliban Rule

The attacks killed at least five people in Nangarhar province on Wednesday, and followed deadly weekend strikes on Taliban patrols for which Islamic State’s local affiliate also claimed responsibility…

Le nomine talebane non sono né inclusive né fanno sperare in cambio di rotta rispetto agli anni ’90. Ormai è mullahcrazia. Prendiamo il municipio di Kabul dove un uomo continua ad andare al lavoro tutti i giorni, parla perfettamente inglese, è l’ex-sindaco appena sostituito da un taleb che come prima mossa ha tenuto le impiegate a casa. L’ex-sindaco di fatto aiuta a tenere in piedi la baracca almeno sin quando sarà utile. Sempre dal WSJ una storia da leggere 👇 altrimenti recuperate le varie interviste dell’ex sindaco alla CNN 6/15

 

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In Kabul, a Former American Citizen Keeps Running the City Under Taliban Watch

A day after the fall of Kabul, as thousands of desperate members of the former government tried to escape via the U.S-controlled airport, the Taliban contacted the capital’s mayor to tell him that…

wsj.com

Ma la nomina che sta indignando quel che resta dell’intellighenzia di Kabul è quella del nuovo rettore dell’Università. Al posto di un docente specializzatosi in Germania e con un alto profilo curricolare arriva un altro mullah. Non è chiaro se il suo profilo Twitter sia effettivamente il suo o un fake ma i commenti di vari utenti sono esilaranti quanto tragici. In pratica è il segnale che si vuol trasformare l’università di Kabul in una sorta di madrassa cioè di scuola coranica. Pare che dozzine di prof si siano dimessi.

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Mi ripeto: il punto (e il problema) fondamentale dei talebani è che sono un’insieme di gruppi tenuti insieme sinora dal nemico comune (lo straniero e i suoi lacchè), dopo vittoria è evidente l’assenza di comando centrale. Da Herat, arrivano notizie di abusi

Afghanistan: Taliban Abuses Cause Widespread Fear

https://www.hrw.org/news/2021/09/23/afghanistan-taliban-abuses-cause-widespread-fear

In un’informazione senza memoria, ricordiamo caso dei giornalisti di @Etilaatroz picchiati dai taleb. 2 settimane dopo, nonostante le promesse talebane nessun miliziano è stato punito e i danni fisici ai colleghi sono diventati permanenti: perdita parziale di vista, udito

Mentre i talebani, invano per ora, chiedono di parlare all’Onu, tra quelli più irritati dalle scelte di governo ci sono gli iraniani che vedono i comandanti a loro vicini esclusi e la minoranza sciiti (come gli iraniani appunto) ai margini. Possibile una guerra civile

Dopo la notizia data da @theintercept sulla fuga all’estero di Saleh e Massoud Jr. ieri @bsarwary ha confermato che la guerriglia non è più attiva in Panshir. Gli ha risposto il fratello del maggiore del 215 commando ucciso nelle scorse settimane, ecco come

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È l’occasione anche di parlare di parole. Nel mio “Missione Incompiuta” spiegavo come Usa e Nato mai abbiamo usato la parola guerriglia definendo taleb e affini come: forze anti afghane, poi insorti, poi forze anti governative, mai guerriglia. Ed che che noi definiamo quella del Panshir come resistenza che – esattamente come guerriglia – è una parola che qualifica positivamente. Insomma in guerra bisogna stare attenti anche a parole, tutto perde la sua neutralità e viene piegato alla macchina della propaganda. Bisogna esserne coscienti.
Colpa del collasso afghano va condivisa tra Ghani e Trump (mentre Biden non ha predisposto un piano per quell’emergenza che poi c’è stata), ex-senatore repubblicano ha pagato per questa affissione: “Facciamo i talebani di nuovo grandi” diventata virale. Tragedia ridotta a farsa

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere