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E’ morto un fratello

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In questi anni era riuscito a sopravvivere praticamente a tutto. Ad attentati contro la sua vita come alle operazioni condotte dalla sua milizia privata (la Kandahar Strike Force), all’alleanza con la Cia come all’inimicizia di vasti ambienti politico-diplomatici a Washington che lo accusavano di essere – tra le altre cose – un trafficante di droga. Argomento che un giornalista provó a sollevare in un’intervista e finì sollevato di peso e cacciato via.

In poche parole era sopravvissutto a Kandahar, dove era presidente del consiglio provinciale esattamente come un Gheddafi che in Libia non ricopre altro che cariche simboliche…

Le circostanze della morte di Ahmed Wali Karzai sono ancora misteriose, è stato ucciso da una sua guardia del corpo (alto in grado, non un semplice miliziano) mentre riceveva nella sua fortezza di Kandahar City clienti e vassalli. Circostanze poco chiare perchè stiamo parlando di uno degli uomini più protetti dell’Afghanistan, il cui assassinio è stato rivendicato dai talebani (che hanno parlato di una cellula in sonno) ma che potrebbe essere maturato negli ambienti delle faide tribali come in quello dei servizi segreti.

Le uniche certezze in questa vicenda sono il fatto che non è morto solo “un fratello di Karzai” e la disattenzione dell’informazione italiana verso la notizia (non voglio fare il recensore, uso questo come un indicatore dell’attenzione dei media italiani all’afghanistan in generale) che invece ha molto enfatizzato proprio questo aspetto parentale.
In realtá è morto l’uomo piû potente del sud dell’Afghanistan, tradotto: dell’Afghanistan che conta in termini di equilibri etnici, di potere e di traffico di droga.

Non è morto solo “un fratello”. È morto l’uomo che precariamente (e con grandi vantaggi personali) teneva il coperchio sulla pentola del caos tribale di Kandahar e dintorni, di conseguenza il presidente Karzai ha perso il suo plenipotenziario per quell’area (la capitale dell’etnia pashtù) da cui la sua presidenza trae il grosso della legittimazione. Si è perso anche uno dei canali della trattativa di pace con i talebani e soprattutto si è aperto probabilmente lo spazio per una feroce battaglia tra le fila dei governativi per aggiudicarsi il “feudo” di Kandahar e tutti i benefit che ne discendono.
Ci sono anche quelli che pensano che questo tragico fatto di sangue possa anche contribuire a cambiare le cose ovverro che potrebbe sbloccare equilibri di potere chiaramente deleteri e cristallizzatisi negli anni, che non hanno prodotto nulla per la gente di quella provincia. Ovviamente se Kandahar non precipita prima nel baratro della faida.

Ma qualunque cosa succedda in Afghanistan per gli occidentali (ultimi i francesi) ormai l’importante sembra essere solo il ritiro (sul quale questo omicidio potrebbe avere effetti non secondari) da servire alle rispettive opinioni pubbliche nazionali. Gli altri interrogativi sono superflui, del resto che abbiamo passato a fare dieci anni in Afghanistan?

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere