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Addio alla valle della morte

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Korengal, postazione mortai np©08
Korengal, postazione mortai np©08

La fob e le firebases nella valle di Korengal dovrebbero chiudere a gennaio; quella “maledetta valle” il luogo più iconico e dannato della guerra in Afghanistan verrà presto abbandonato dalle truppe americane. La cosa non sarà indolore e presumibilmente la destra repubblicana monterà non poche polemiche sulla strategia Obama in Afghanistan. La valle di Korengal è uno dei paesaggi montani più belli del mondo ma anche una valle (in realtà una sorta di frattura in mezzo a montagne altissime) dove si registrano i combattimenti più intesi di tutto l’Afghanistan, poco distante dalla valle del fiume Pech, nella provincia di Kunar.

Korengal è diventata famosa perchè lì è possibile “vedere” combattimenti che solitamente avvengono in ambienti e con modalità ben diverse. E’ l’ambiente montano che lo consente ed è ha “favorito” giornalisti, fotografi e crew televisive che ne hanno fatto il simbolo di un conflitto. Qui è stata scattata – un esempio su tutti – la foto che ha vinto il world press award del 2007, quella di Tim Hetherington sulla stanchezza di un uomo, la stanchezza di una nazione. Personalmente, sono profondamente legato alla valle di Korengal per le emozioni di una straordinaria esperienza umana e professionale che lì ho vissuto nel 2008 con il collega Gianfranco Botta del Tg3. Tra l’altro e’ stato un privilegio andarci e quest’anno eravamo stati “ammessi” di nuovo ma l’elicottero che doveva portarci lì sù aveva un ritardo di soli tre giorni…Un privilegio perchè la popolarità della valle è diventata tale che tutti gli embed in Rc-East ci vogliono andare ma troppi vengono considerati “trouble-maker” dai militari (ragionamento fatto in via informale dai comandanti sul campo), ovvero gente che cerca l’azione per l’azione (leggi i combattimenti) e che quindi potrebbe mettere a rischio non solo se stessi ma soprattutto gli uomini che accompagnano.

La notizia su Korengal l’ho appresa da fonti militari durante il mio embed con la 4rta divisione di fanteria nel settembre scorso, non c’è conferma ufficiale al riguardo ma si tratta di un passo in una strategia più ampia, che nei giorni scorsi ha già riguardato alcuni avamposti nel Nuristan, chiusi. Strategia che viene ben descritta da questo articolo del NY Times di oggi. In pratica, McChrystal vuole concentrarsi sulle zone ad elevata densità di popolazione per garantire loro sicurezza, per esempio nell’afghanistan orientale su Jalalabad e la sua provincia.

Tenere uomini in piccoli e remoti avamposti significa affrontare incredibili problemi logistici (rifornirli è possibile solo con gli elicotteri ed sempre più complicato via via che la guerriglia diventa più forte), esporre i soldati in una sorta di fort Alamo permanentemente sotto attacco e poi soprattutto non cambiare la vita di valli che da secoli sono isolate e vogliono restare isolate. Valli dove per giunta controllare il terreno (ostile e scosceso) è impossibile o meglio ci vorrebbero il quadruplo degli uomini impegnati…altro che una compagnia o un plotone! Insomma il gioco ormai è quello a valorizzare il rapporto tra unità combattenti per numero di abitanti, abbandonando valli che la guerriglia – senza dubbio – usa come rifugi, ma dove con o senza avamposti la situazione cambia poco e la gente non si schiera e forse non si schiererà mai con il governo, un concetto estraneo in luoghi tanto remoti.

Queste aree remote verrebbero sorvegliate da droni e operazioni di forze speciali, in pratica replicando il modello (sin’ora di parziale successo) degli attacchi ai campi di Al Qaeda in Pakistan. Unica eccezione al rapporto tra numero di abitanti e truppe, sarà la valle dell’Helmand ritenuta troppo strategica (fonte di oppio e chiave per il controllo degli spostamenti nella zona). E’ evidente che tutta questa strategia non potrà essere attuata senza un aumento consistente delle truppe proprio come chiede McCrhrystal.

Ad integrazione di questo articolo segnalo questo pezzo del Washington Post che racconta come alla Casa Bianca il ragionamento sul numero di truppe aggiuntive da mandare in Afghanistan si stia basando proprio sull’analisi del territorio e la distribuzione della popolazione nelle diverse province

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere