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2 giugno, Vogliono prenderci per stanchezza, difendere la pace e fare informazione sta diventando sempre più difficile

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Minacce e intimidazioni
Minacce e intimidazionini

Vi racconto quello che mi sta accadendo ma non è un caso personale, testimonia dei tempi che viviamo. Denunce multiple all’ODG, intimidazioni, diffamazione social, post bugiardi su canali estremisti.

TROVATE QUESTO POST (CON IMMAGINE ALLEGATE) SULLA MIA NEWSLETTER SUBSTACK

Un processo penale (come parte lesa) per diffamazione e per minacce, subite per aver chiesto pace in Ucraina, querele e cause civili per rispedire al mittente accuse analoghe (il solito ritornello del putinismo), cinque denunce all’ODG ricevute per aver criticato Israele, accuse di antisemitismo a pioggia (con la necessità di querelare in risposta) ora la gogna (basata su bugie) in un gruppo di ultra sionisti e il conseguente attacco ai miei social.
Da quando nel 2022 (uscita di “Maledetti Pacifisti”) mi sono schierato, con sempre più forza, per la pace e contro la guerra tra social, incontri pubblici e altri libri ecco cosa mi sta accadendo. E’ una brutta escalation, mi preoccupa ma dovrebbe preoccupare tutti quelli che hanno a cuore la libertà d’opinione e di stampa.

2 GIUGNO E L’ARTICOLO 21

Scrivo questo post con la ritrosia del parlare di me ma quello che mi sta accadendo (a me e a tanti altri colleghi, al sistema nel suo complesso) non è solo una questione personale, riguarda la libertà di stampa e di parola, riguarda tutti noi. Soprattutto oggi, 2 giugno, giornata in cui dovremmo celebrare la Repubblica e quindi la sua costituzione, compreso quell’articolo 21 che difende e garantisce proprio pluralismo e giornalismo.

Ho deciso di scrivere questo post anche perché è meglio lasciare traccia: se dovesse succedermi qualcosa si saprà dove cercare.

INTIMIDAZIONE PERMANENTE

Dopo la fiammata del 2022 la situazione non sta migliorando anzi si sta facendo sempre più pesante, è come se i bellicisti (nelle loro varie declinazioni) vogliano prenderci per stanchezza nel silenzio di chi ci governa e avrebbe gli strumenti per intervenire (a cominciare da una legge contro le querele bavaglio).
L’odio virtuale genera violenza reale a prescindere dalle intenzioni di chi lo sparge (il che in qualche modo è persino più grave e irresponsabile). Diffondere accuse contro chi prova a fare informazione significa non solo fare un danno all’immagine del diretto interessato ma indicare un bersaglio ad una massa indistinta di utenti social, tra i quali potrebbero esserci squilibrati, violenti, soggetti pericolosi.
Significa anche colpire qualcuno per lanciare un messaggio a tutti (giornalisti e non) a chi vorrebbe esporsi a chi dovrebbe farlo, a chi di fronte agli attacchi a me come ad altri ci penserà sopra due o tre volte prima di fiatare. E’ ormai un clima di intimidazione permanente, ambientale. Significa inoltre complicare la vita ai giornalisti nei luoghi dove lavorano, per le testate per cui producono, con le fonti con cui si rapportano, buttargli addosso un’etichetta, renderli fosforescenti.

LO GOGNA DI “ISRAELE SENZA FILTRI” E LA CENSURA AI MIEI SOCIAL

Il 30 maggio un mio video è stato rimosso da Facebook (lo trovate ancora sul mio instagram) con una bugia censoria. Il video mostrava i tifosi del Maccabi Tel Aviv a Stoccarda cantare «Voi puttane arabe…Vi uccideremo, berremo il vostro sangue e stupreremo le vostre ragazze.». Inneggiavano al genocidio.
Il canale “israele senza filtri” quello famoso per Il sondaggio “Omicidi extragiudiziali mirati contro i supporter del terrorismo palestinese in Europa ad opera dei servizi segreti, sì o no?” ha diffuso screenshot dei miei social invitando a segnalazioni in massa in attesa di “portarmi in tribunale”.

Inizialmente mi accusano di aver detto il falso cioè che quello non fosse il testo del coro, quando gli stessi utenti del canale (pur attaccandomi dimostrando di non conosce la differenza tra inno e inneggiare) hanno fatto notare che avevo ragione, al posto di scusarsi e di rimuovere la gogna social cosa hanno fatto? Hanno modificato il testo del post quindi delle “accuse”, specificando (a loro dire) che il coro violentemente razzista era contro altri tifosi israeliani (quindi andava bene? bella consolazione!).

Al solito, nel più puro stile Netanyahu Ben Gvir, la colpa non è di chi commette bestialità ma di chi le denuncia. Vengo additato quindi come un diffusore di odio, come un bersaglio di fronte a 11mila follower e a tifosi, noti per la loro violenza razzista, tifosi liberi di girare per l’Europa.
L’invito rivolto è stato quello a segnalare in massa il mio profilo. Risultato? La solita Meta (notoriamente pro Trump e pro Israele) ha rimosso il mio post FB nonostante o proprio perché aveva migliaia di like e condivisioni). Perchè falso? Come sosteneva il canale? No per sfruttamento sessuale adulti cioè una bugia, un’infamia. Forse facendo leva sulle parolacce a sfondo sessuale dei tifosi? Mi viene da pensare che sapendo che il video era vero per censurarlo hanno dichiarato il falso nelle segnalazioni. Nel frattempo continuo a ricevere messaggi privati in cui mi si avvisa che la società del Maccabi mi porterà in tribunale. Resto in attesa. Se così fosse, spero che abbiano la stessa solerzia verso il ricercato dalla Corte Penale Internazionale che siede nell’ufficio del primo ministro a Tel Aviv, città dove la squadra ha sede.

DENUNCIATO ALL’ODG PER LA MIE CRITICHE AD ISRAELE

Sempre per le mie critiche ad Israele, quest’anno, ho ricevuto una raffica di denunce all’Ordine dei Giornalisti (consiglio di disciplina della Campania, quello su di me competente) ad opera di qualcuno, all’epoca collaboratore del Riformista ma non iscritto all’ODG, attestato su posizioni definibili come ultra-sioniste che si era già dedicato a denunciare alcuni colleghi ai rispettivi consigli di disciplina. Quel qualcuno con me si è prodotto in denunce multiple: 3 in 10 giorni (dal 9 al 19 febbraio) mentre ero a New York a coprire l’ufficio di corrispondenza Rai per il Tg3. A seguire ho ricevuto una diffida legare a rimuovere parte della solidarietà ricevuta on line (una marea) e a pagare 1500 euro. Come se non bastasse di denunce ne sono arrivate altre due: la quarta in meno di un mese, la quinta il 10 aprile (per il mio approfondimento sul DDL Romeo pubblicato proprio su Substack).
Non contento di aver chiesto rimozione di parte della solidarietà espressami, quello stesso qualcuno ha denunciato ai rispettivi consigli di disciplina dell’Ordine anche due colleghi: Matteo Pucciarelli di Repubblica e Beppe Giulietti di Articolo 21, i quali avevano evidentemente la colpa di avermi espresso solidarietà. Da notare che nel primo tweet in cui annunciavo di aver ricevuto una denuncia all’ODG citavo la presa di posizione del presidente Carlo Bartoli espressa molti mesi prima (Bartoli: L’esposto disciplinare deve essere utilizzato per segnalare comportamenti scorretti e non per mettere a tacere voci sgradite). Dopo quel mio tweet è stato denunciato anche il presidente Bartoli.
Alla prima denuncia, mio malgrado, sono stato costretto a rispondere con una querela per diffamazione visti i contenuti a mio avviso gravissimi. Tra l’altro queste denunce non restano affidate agli uffici competenti, il qualcuno denunciante le rende pubbliche, offrendole in pasto ai social e a chiunque con il “copia&incolla” voglia farle circolare chissà su quali tavoli.
Secondo tanti osservatori si tratta di esposti intimidatori

Sul sito di Articolo 21 il 27 febbraio 2026 descrivevo cosa mi stava accadendo nelle fasi
iniziali di questa vicenda

Sul sito di Articolo 21, la solidarietà e l’analisi di Danilo De Biasio “Denunce seriali: colpirne uno per educarne cento”

Su Ossigeno “Intimidazioni ai giornalisti anche con denunce per violazione dei doveri deontologici”

La solidarietà dei followers come di tanti colleghi e organizzazioni del giornalismo libero è stata travolgente, come l’intervento di parlamentari coraggiose e sensibili al tema (vedi sotto).

Ecco i messaggi social (da X ma li trovate anche su IG e FB) con cui ho annunciato, di volta in volta, le denunce. Li ripubblico per testimoniare della commovente solidarietà e vicinanza (vedi commenti):

Tweet del 17 febbraio 2026 Tweet del 19 febbraio Tweet del 21 febbraio Tweet del 6 marzo 2026 Tweet dell’11 aprile 2026

Su questa inquietante vicenda è stata presentata un’interrogazione parlamentare firmata da Elisabetta Piccolotti (AVS), Laura Boldrini (PD), Stefania Ascari (M5S) con il supporto della Senatrice Elisa Pirro (M5S) e presentata in una conferenza stampa aMontecitorio (qui un resoconto) invece qui per il video.

Ecco alcune delle prese di posizione a mio favore ( o meglio a favore della libertà d’informazione e di parola).

17 aprile 2025 Usigrai “Solidarietà al collega inviato Nico Piro. Denunce all’Ordine non diventino variante “disciplinare” delle querele temerarie”

L’Esecutivo Usigrai esprime massima solidarietà e vicinanza al collega inviato del Tg3 Nico Piro, oggetto di almeno cinque esposti all’ODG nell’arco di poco più di due mesi, ricevuti per aver espresso sui social opinioni sull’azione politica e militare di Israele e sul cosiddetto ddl Romeo sull’antisemitismo.

Oltre a questo, già di per sé gravissimo perché lede diritti riconosciuti dalla Costituzione e dalla nostra professione, Nico Piro è stato oggetto di una diffida legale a rimuovere parte della solidarietà ricevuta on line per quanto accaduto e a pagare 1500 euro.

Ancora più incredibile che, con lui, siano stati denunciati ai rispettivi consigli di disciplina regionali dell’Ordine dei Giornalisti, Beppe Giulietti di Articolo 21 e Matteo Pucciarelli di Repubblica per avergli espresso solidarietà.

Siamo di fronte ad un doppio gravissimo problema perché, da un lato, le accuse che gli vengono rivolte, del tutto ingiustamente, sono irritualmente diffuse via social e lo trasformano in un bersaglio, mettendo a rischio la sua incolumità.

Ma ci troviamo di fronte anche a una questione politica che riguarda tutti i giornalisti professionisti perché il processo innescato da questa serie di denunce all’Ordine dei giornalisti è, di fatto, una sorta di declinazione “disciplinare” delle querele temerarie, ancora una volta con l’obiettivo di comprimere la libertà di tutti i giornalisti di esprimere opinioni e fare il proprio lavoro.

Scenari che vogliamo respingere totalmente, in tutte le sedi che riterremo opportune.

Esecutivo Usigrai

 

6 marzo 2026 TG3: Basta intimidazioni a mezzo diffida

Adesso basta. Basta con le denunce e gli esposti disciplinari temerari nei confronti di colleghi e colleghe che raccontano con professionalità ciò che accade in Medio Oriente e negli altri teatri di guerra, esprimendo le proprie opinioni in autonomia a sostegno delle popolazioni civili vittime di abusi e violenza militare.

Per questo le giornaliste e i giornalisti del Tg3 esprimono vicinanza a Nico Piro, inviato esperto, da 23 anni nel nostro giornale, diventato oggetto nelle ultime settimane di intimidazioni a mezzo diffida,

come altri professionisti dell’informazione prima di lui, per aver riportato sui suoi profili social dati e fatti e aver manifestato pubblicamente critiche alle scelte di alcuni Governi.

Crediamo nel diritto di professare libera critica e difendiamo un’informazione indipendente, tutelati dalla nostra Costituzione.

Il Cdr del Tg3

 

RETE #NOBAVAGLIO / Contro gli esposti temerari alziamo la voce: difendiamo la libertà di informazione la libertà di tutti i cittadini ad essere informati (Comunicato del 6 marzo 2026).

Della vicenda si è occupato anche “Il Fatto Quotidiano”. Due colleghi del giornale avevano ricevuto dallo stesso qualcuno una denuncia per un pezzo sull’ala violenta del mondo ebraico romano, poi rivelatosi purtroppo fondato alla luce dei fatti del 25 aprile 2026 a Roma.

Colgo anche questa occasione per ringraziare i tantissimi, tra colleghi, organizzazioni per il giornalismo e la libertà di stampa, followers, lettori, cittadini in genere che mi sono stati vicini. Senza il loro supporto sarebbe difficile andare avanti

NON E’ SOLO ISRAELE, E’ LA GUERRA

Dall’invasione russa dell’Ucraina, si è aperta una caccia al pacifista. A muoverla sono spesso stati gli stessi che denunciavano la dittatura putiniana e le sue violazioni. Al momento (con l’Uscirai costituitosi parte civile e la presenza in aula ad una delle udienze chiave del presidente della FNSI Vittorio di Trapani) ho in corso un processo a Milano per minacce ricevute. Quello che colpisce però è che alcune delle azioni civili che ho in corso per tutelare la mia immagine, riguardano professori universitari, ex-membri di governo, persone che insomma dovrebbero ben sapere quanto pesano le parole e che le parole sono pietre. A fine 2025 ho subito un’aggressione verbale dalla (mai provocata) vice presidente del Parlamento Europeo, Pina Picerno, sempre a mezzo social: sgradevole, preoccupante, non all’altezza della carica rappresentata e soprattutto – dimostreranno i fatti – infondata. Le ho chiesto quindi le scuse, mi ha bloccato. Però la Russia signora mia!
Il mio blog www.nicopiro.it ha subito ripetuti attacchi informatici, è stato disabilitato più volte costringendomi ad investire anche sulla sua (quella del server) oltre che sulla mia tutela.
Per anni ho subito una campagna feroce che mi ha portato a depositare querele con allegati fino a 50 fogli, zeppi di tweet e messaggi social in cui mi si aggrediva e infangava come filo putiniano. Oggi sono diventato anti-semita, con altre querele in risposta.
Vogliono prenderci per stanchezza c’è poco da fare. Sono attacchi che ti sottraggono tempo, soldi (per fortuna ho vicino legali che si dedicano senza risparmiarsi alla causa della libertà di stampa) salute. Non hanno effetti concreti ma appunto ti logorano e ti indicano come un bersaglio. Attacchi che peggiorano quanto emerge la frustrazione di chi voleva isolarti ma invece ti ritrova circondato da un affetto enorme.

NON E’ UN CASO PERSONALE. E’ ALLARME IN TUTTO IL MONDO

Come certifica il rapporto di RSF per la prima volta da quando esiste quella classifica la libertà di stampa peggiora in tutto il mondo. L’Italia scala la graduatoria ma nella direzione sbagliata, l’avevamo detto che bisogna andare verso la testa, invece ci siamo spostati di 7 posizioni verso la coda (da 49 a 56) complice anche l’enorme numero di cronisti sotto protezione. Un Paese in guerra, l’Ucraina (posizione 55), fa meglio di noi! Gli Usa (ne ho scritto qui su substack) stanno boccheggiando a quota 64. Il clima di guerra e il capitalismo oligarchico, quello delle concentrazioni di testate, stanno cambiando il panorama dell’informazione in peggio, si aggiunga la crisi del modello economico, la mediocrità di quello italiano che ormai non parla più alle persone ma ai potenti ed ha imbracciato il fucile per scendere in guerra. Il quadro è così completo.
Gli attacchi ai cronisti, le censure, le intimidazioni ambientali o dirette si inseriscono in questo quadro strutturale già di per se preoccupante. Ma sappiamo tutti che non c’è democrazia senza giornalismo.

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere