Un morto può parlare? E noi perchè dovremmo ascoltarlo? Ve lo spiego partendo da una parola che forse non avete forse mai sentito pronunciare. Seguitemi
In circa 15 mesi di guerra, a Gaza Israele ha ucciso oltre 170 giornalisti locali. O almeno questo è il calcolo per difetto. Secondo altre fonti i morti ammazzati, tra reporter e operatori, sono oltre 200. Per fare un paragone nella seconda guerra mondiale i cronisti uccisi furono una sessantina.
Israele non vuole testimoni, impedisce ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza e ammazza quelli locali.
Prima di ascoltare le sue parole, ve lo presento questo morto che parla alle nostre coscienze. Hossam Shabat. Giornalista di Al Jazzera, aveva 23 anni. E’ stato ucciso il 24 marzo 2025 da un attacco aereo israeliano. Era in un auto sulla quale era chiaramente riportata la scritta press, stampa. Inoltre si muoveva in una zona che lo stesso esercito israeliano definiva sicura.
Hossam era stato accusato di essere un membro di Hamas. Accusato NON processato nè condannato MA ucciso. Una sentenza senza prove e senza condanna. Insomma un crimine di guerra
Volete sentirle le parole di un morto? Ecco il messaggio che aveva preparata per la peggiore delle possibilità.
«Se state leggendo queste righe significa che sono stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane. Quando tutto questo è iniziato avevo solo 21 anni e ero uno studente con i sogni di chiunque altro. Negli ultimi 18 mesi ho dedicato ogni momento della mia vita alla mia gente.
Ho documentato gli orrori a Gaza Nord minuto dopo minuto, pur di mostrare al mondo la verità che si è cercato di seppellire. Ho dormito per terra, nelle scuole, in tenda, ovunque potessi. Ogni giorno è stata una battaglia per la sopravvivenza. Ho sofferto la fame per mesi, eppure non ho mai lasciato la mia gente. Ho compiuto il mio dovere di giornalista. Ho rischiato tutto pur di raccontare la verità e ora infine riposo, un riposo che non ho mai conosciuto nei passati 18 mesi. Ho fatto questo con fede nella causa palestinese. Credo che questa terra sia nostra e che il più grande onore della mia vita sia morire in sua difesa e al servizio della mia gente. Vi chiedo ora: non smettete di parlare di Gaza. Non lasciate che il mondo si volti dall’altra parte. Continuate a lottare, continuate a raccontare le nostre storie. Finché la Palestina sarà libera».
Un consiglio personale: trovatevi una buona scusa perchè i vostri figli, nipoti, prima o poi vi chiederanno ma voi dove eravate cosa facevate quando era in corso lo sterminio di Gaza?