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“E la quarta volta…” – Un libro da leggere

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Il libro di Sally Haiden
Il libro di Sally Haiden

Mentre viaggio liberamente nel mondo, diritto ridotto a privilegio per la stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta, leggo un libro straordinario “E la quarta volta siamo annegati” di Sally Haiden per Bollati Boringhieri.
Esempio di vero giornalismo, luce che illumina nei dettagli il dramma migrazioni.La Hayden non solo dimostra la capacità e la caparbietà di mettere insieme tanti piccoli “pezzi” di notizie e informazioni per ricostruire un quadro che il meccanismo dell’iperinformazione “in tempo reale” frantuma al posto di unificare, fa anche molto altro. Riesce a dare voce a chi non ha voce: i migranti rinchiusi nei lager libici, privati del diritto ad essere persone.
Mette nelle loro mani la trama del racconto di cui altrimenti da protagonisti vengono ridotti a comparse
Nella migliore delle ipotesi “doppiate”, con testi altrui. La Hayden inchioda l’Onu, lom e varie ong alle loro co-responsabilità nel dramma migrazioni, ne denuncia il loro essere schiavi di un sistema fatto di power point, risultati su carta, raccolta fondi e salari esorbitanti ma ormai distante dai bisogni (e dalla volontà) di quelli che dovrebbero aiutare. Il libro inoltre dimostra come l’Unione Europea (in particolare l’Italia da Minniti in poi) sia complice del sistema trafficanti, tra finanziamenti alla sedicente guardia costiera libica e attenzione alla propria “narrazione” e immagini non alla realtà del traffico e degli abusi.
Potente l’effetto quando la Hayden mette in parallelo la narrazione ufficiale, dichiarazioni di politici e commissari di organizzazioni internazionali, alle ben più umili ma tagliente testimonianze dei migranti, pur in pochi caratteri. Uno degli aspetti illuminanti di questo libro è la sua capacità di rivelare la potenza dello smartphone, strumento che riesce a dar voce ai reclusi nei lager libici (e a quelli in cammino), a fare in modo che le loro “storie” vengano suffragate da prove visive.
I politici europei anti migranti di loro dicono denigratoriamente “arrivano con i telefonini” insinuando che sono ricchi e magari pilotati. Quegli smartphone sono invece tutto quello che hanno.
Lottano per tenerli carichi sbucciando cavi elettrici, li nascondono dalle guardie, rischiano anche la vita pur di tenerseli. Non solo perché dentro ci sono spesso ricordi preziosi (figli, mogli, madri) ma perché sono l’unica linea di collegamento con le famiglie e con il mondo. Proprio a mezzo social comincia e continua (per anni) il contatto con la Hayden. Da quel primo messaggio ne nasce una rete, perché la reporter irlandese si prende il rischio di cadere nella trappola della possibile bufala, verifica fatti e luoghi, costruisce legami di fiducia con le fonti, questo nonostante le venga impedito di andare in Libia (visti negati).
Inoltre fornisce elementi di contesto utilissimi a chi conosce poco o si sta avvicina alla politica estera, dalla situazione in Sudan a quella in Eritrea. Insomma perchè le persone vogliono lasciare la propria casa tanto disperatamente.
Premesso che questo libro andrebbe spedito (con obbligo di leggerlo peró) ai chi ci governa, dall’Italia ai corridoi della tecnocrazia di Bruxelles, io so già a chi regalarlo.
Aneddoto personale. Nei giorni scorsi ho diffuso un mio intervento al festival di Emergency (qui per riascoltarlo)  sulle migrazioni in cui dicevo che i veri scafisti siedono nei palazzi del potere. Un collega (tra l’altro bravo) mi risponde: Quando dici queste cose, mi fai cadere le braccia.
Risposta: con un po’ di colla te la cavi
Un episodio che racconto per ricordare a tutti noi come il giornalismo sia quello di Hayden che caparbiamente mette insieme testimonianze, fatti per stanare il potere piuttosto che dare una lettura ”di buon senso” e consolatoria dei fenomeni. Un libro che è colla per non farci cadere le braccia di fronte alla crisi del giornalismo.

Ps: il libro non è economico (costa 28 euro) ma nasce da cinque anni di lavoro e di viaggi in Europa ed Africa, il giornalismo di qualità costa. Inoltre è ottimamente tradotto (a parte qualche inciampo su idp) cosa ormai rara.

 

 

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere