Gli hanno sparato davanti alla porta di casa, Rahmatullah Nikzad non era solo il presidente dei giornalisti della sua provincia – la travagliata Ghazni, cuore strategico e logistico del Paese per questo da anni terreno di battaglia perenne – ma anche lo stimato collaboratore di testate internazionali come Al Jazeera e l’Associated Press.
Nikzad è stato ucciso poche ore fa, è il quinto giornalista afghano ammazzato dal 7 novembre ad oggi, circa due mesi.
Il suo nome si aggiunge alla macabra lista composta da Yama Siawash, Elyas Daee di Radio Azadi, Malala Maiwand di Enekaas TV e Fardin Amini di Ariana News presenter Fardin Amini.
A Kabul la situazione è tragica forse più che mai anche per via dell’intesa tra americani e talebani (si in Afghanistan un accordo di pace può essere pericoloso come la guerra) che non ha fermato gli scontri tra i due fronti della conflitto – studenti coranici e governo – quindi non ha stabilizzato il Paese ma ha portato all’aumento della pressione sull’Isis. Il braccio locale del califfato è stretto nella morsa degli attacchi di talebani ed aviazione americana e sta reagendo con un’ondata di attacchi indiscriminati contro i civili.
Di queste morti non colpisce solo la gravità e il dolore ma anche la certezza che nessun colpevole verrà mai sbattuto in carcere come meriterebbe, l’impunità regna sovrana in Afghanistan anche quando muoiono figure pubbliche spesso molto amate dalla gente.

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