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Obiettivo colpito. E ora?

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È lungo da leggere…vi avverto in anticipo ma la cosa è complessa e merita – credo – un po’ più di tempo.

La “pancia” degli Stati Uniti consuma gli ultimi giorni di vacanze natalizie anche “girando” il mondo attraverso le allucinazioni architettoniche di Disney World, dove in un’ora puoi camminare dal Regno Unito al Giappone in piena sicurezza e con le orecchie di topolino in testa.

Insomma tutto procede come se nulla fosse accaduto all’aeroporto di Baghdad e come se non si fosse, di fatto, aperto quel conflitto Usa-Iran in lenta ebollizione da decenni.

Del resto perchè preoccuparsi? Il Medio Oriente è dall’altra parte del mondo mica vicino alla Florida o all’Ohio?

Dalle loro confortevoli case di vacanza, politici americani, anziani e sovrappeso, flettono su Twitter i muscoli che non hanno, confermando – come diceva Orwell – che a volere le guerre sono sempre quelli che mai le hanno fatte e mai le combatteranno.

Intanto 3500 unità della 10th di Montagna partono di corsa per il Golfo.

A riprova di come la mossa di Trump sia un azzardo senza strategia e senza pianificazione voluto per spostare l’agenda mediatica, scacciando dalle prime pagine il caso Ucraina (uno scandalo pesante) e il relativo impeachment.

Un paradosso comico (se non fosse tragico) per un presidente che aveva promesso di chiudere l’era delle lunghe guerre in posti lontani, in nome dell’America First (ricostruiamo prima casa nostra).

Sempre loro – i politici repubblicani – pur di darsi ragione, riesumano il caso Bengasi (assalto al consolato Usa, “simbolo” della debolezza di Obama nelle varie teorie del complotto americane) che è come giustificare il divieto di organizzare una corrida per via dell’eccessiva puzza di letame nelle strade adiacenti alle plaza de toros.

Non c’entra nulla.

In Italia, altri politici, non sempre anziani ma altrettanto sovrappeso (non che avere la panza o essere anziani sia un crimine eh! Ma se vuoi fare il guerriero almeno la dieta, cavolo…) plaudono alla mossa del presidente americano, cosí cercano di ricucire rapporti internazionali compromessi dagli abboccamenti filo-russi e si atteggiano a patrioti, ma in realtà tifano contro gli interessi nazionali del nostro Paese.

Una guerra con l’Iran diretta o a bassa intensità (con escalation di conflitti già aperti come in Siria o Yemen, la ripartenza di guerre del passato come tra Libano e Israele, nuove tensioni in Iraq o Libia, l’intervento russo su più vasta scala) è contro gli interessi italiani, magari aiuterà politici a caccia di voti a fare tweet muscolari (ormai il discutere di Zalone ha stancato) ma non aiuta il Paese.

Perchè?

Perchè siamo geograficamente vicini all’Iran; perchè siamo uno dei suoi principali partner commerciali; perchè il caos che ne seguirebbe scatenerebbe una nuova crisi di migranti (che non arrivano a Disneyworld ma a Lampedusa); perchè fiammate dal Libano destabilizzerebbe il Mediterraneo; perchè abbiamo 1000 soldati in Afghanistan (a proposito, confina con l’Iran) e un bel po’ in Iraq (potrebbero essere espulsi assieme alle truppe Usa).

In generale una guerra del genere non aiuta il mondo perché apre delle dinamiche che nessuno potrebbe fermare e che non si sa dove potrebbero portare.

Tanto per fare un esempio concreto, un altro bombardamento americano su obiettivi iraniani in Iraq nei giorni scorsi aveva rivoltato le piazze irachene trasformandole da anti-governative in anti-americane che a volerlo fare apposta sarebbe stato difficile.

Tra l’altro piuttosto che tirare in ballo Bengasi o l’11 settembre (lo ha fatto, incredibilmente, il vicepresidente Pence!) sarebbe il caso di ricordare alcuni dati di fatto.

Trump ha ridotto a carta straccia la parola del popolo degli Stati Uniti rimangiandosi l’accordo sul nucleare con l’Iran ( tra l’altro perchè il pericoloso Pakistan possa avere l’atomica e Teheran no, resta un enigma!), ha poi riavviato sanzioni contro Teheran in maniera unilaterale strangolandone l’economia.

Inoltre se l’Iran sta in Iraq (Paese contro il quale ha combattuto persino una guerra) è perchè gli Stati Uniti, con l’invasione del 2003, hanno fatto saltare il regime bahatista-sunnita dando, di conseguenza, potere agli sciiti e quindi all’Iran (che con l’Iraq confina, piccolo dettaglio).

Tra l’altro se l’Isis è stato sconfitto a Mosul e dintorni, è anche grazie all’intervento iraniano.

Questa escalation arriva dopo il fallimento (pagato col sangue di migliaia e migliaia di civili) in Yemen, dove gli Usa hanno sostenuto i fallimentari militari sauditi nella guerra contro gli houti ma in realtà contro i loro alleati iraniani.

Visto che l’Iran non sono riusciti a fermarlo lí, ecco che lo scontro si sposta su suolo iracheno ma questa volta diventa confronti diretto (anche all’epoca della gravissima crisi degli ostaggi dell’ambasciata Usa a Teheran, lo scontro militare diretto venne evitato e si agí di astuzia dopo il fallimento della neonata Delta Force).

Altro elemento sull’episodio specifico –

l’uccisione del generale iraniano all’aeroporto di Baghdad – i droni esistono da un bel po’ di anni esattamente come i missili di precisione, il generale non era un fuggitivo tipo Al Baghdadi o Bin Laden ma un personaggio pubblico. È stato assassinato con un atto che oscilla tra il crimine di guerra, mai dichiarata, e il terrorismo di Stato (pensate all’uccisione di un generale Usa all’aeroporto di Baghdad con un esplosione venuta dal cielo).

Regan non ha mai ordinato di bombardare la piazza rossa affollata di capi del Pcus il primo di maggio, era un “debole”?

Chavez in visita alle Nazioni Unite è stato mai attaccato nelle strade di New York dai militari americani? Lo proteggevano i poliziotti dell’NYPD eppure era un nemico giurato degli Usa.

In sintesi si continua a giocare con la guerra in Medio Oriente con assoluta irresponsabilità, senza imparare la lezione del conflitto in Iraq e di quello in Afghanistan post-11/9.

Del resto, a pagare il conto sono sempre i civili di posti lontani e un certo numero di militari mandati al fronte; a Disneyworld le file continuano ad allungarsi e noi italiani-europei siamo sempre più (geograficamente) vicini ad uno o più nuovi conflitti.

Adesso aspettiamo solo di capire dove il serpente della guerra possa emergere e quale livrea vestire.

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere