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Questo post raccoglie alcuni commenti dei lettori su #CorrispondenzeAfghane
Li ho ricevuti sui vari messenger, in  posta elettronica e persino in posta ordinaria. Li pubblico in forma anonima per ovvi motivi di privacy. Per me hanno un gran valore, più di una recensione in senso stretto, perchè sono la voce di chi ha reso possibile la realizzazione di questo libro, investendoci prim’ancora che venisse non stampato ma scritto.
PS: se volete aggiungerle alti usate i commenti a questo post (oppure – al solito – le dozzine di piattaforme di messaggistica a disposizione!).


“Nico, ho finito la lettura del tuo libro e devo ringraziarti per avere riaperto e allargato, di molto, la mia finestra su quella terra, dandomi di essa una visione eterocentrica. Il tuo racconto è un caleidoscopio di contenuti e di stili narrativi. È poetico a tratti, geopolitico, sociologico, giornalistico, storiografico, figurativo e narrativo al tempo stesso, esplorativo, nostalgico e preconizzante, riconoscente e devoto, ma soprattutto, mi pare, onesto e perciò vero! Grazie di cuore e veramente onorato di avervi in piccola parte contribuito attraverso il meccanismo, altrettanto coraggioso e anticonformista come il tuo racconto, del fundraising. Ho apprezzato alcuni passaggi, tra questi quello dello scorcio aperto sui veterani sovietici o quello conclusivo che tenta, forse invano, di tracciare un bilancio in esito agli ancora inconcludenti negoziati di pace. Grazie ancora. Ti auguro un 2020 ricco ancora di tanti racconti!”
A.
Saggio di storia contemporanea.
Trattato di sociopolitica.
Giornalismo narrativo.
Romanzo di viaggio.

“Corrispondenze Afghane” di Nico Piro non e’ catalogabile in nessuna delle categorie precedenti, semplicemente perche’ riesce comprenderle tutte in un alchimia al limite della pozione magica, se si considera che non ne risentono ne’ l’impianto narrativo, ne’ l’organicita’ degli argomenti.

Il primo, gia’ collaudato nel libro “Afghanistan, missione incompiuta”, lascia spazio al lettore sul sedile a fianco a quello dell’autore, che sia di una vecchia Toyota Corolla, di un elicottero, oppure di una sala d’attesa di un ufficio governativo in una base americana, o del rifugio di un qualche signore della guerra.

La seconda si concretizza nella possibilita’ non solo di venire a conoscenza di fatti e circostanze troppo spesso trascurate dalle fonti d’informazione canoniche, ma di farlo riuscendo a “mettere insieme i pezzi” in autonomia e senza teorie preconfezionate da seguire o entro cui muoversi.

E’ chiaro, pero’, che Non e’ una ricerca stilistica o intellettuale di neutralita’ che porta a questo risultato, quanto piuttosto la consapevolezza (implicita, perche’ mai dichiarata dall’autore) che la verita’ storica non possa essere una sola, ma sia la composizione di un numero di realta’ pari almeno al numero dei diversi punti di vista da cui si puo’ cogliere.

In questo senso acquistano importanza le tante interviste che arricchiscono la narrazione e che, per come vengono raccolte, non assumono la vacuita’ di singola opinione, ma la dignita’ della visione soggettiva di avvenimenti e situazioni complesse.

Per mezzo di questo tipo di viaggio (che non e’ solo geografico e non e’ solo dentro i confini afgani) ma attraverso le coscienze (che non sono solo singole, ma anche collettive), l’autore – mentre ci parla – ci lascia spazio per guardare fuori dal finestrino e riuscire a collegare insieme resoconti, testimonianze, statistiche, ricordi.

Leggere libri scritti (e preparati, soprattutto) in questo modo, non puo’ che essere stimolante per chi e’ curioso di capire meglio il mondo in cui viviamo e, piu’ che mai utile a capire quanto le distanze geografiche siano sempre meno rilevanti nei meccanismi che determinano i rapporti di causa-effetto fra le scelte che i governi (soprattutto alcuni) fanno e le ricadute che le stesse hanno sulle popolazioni (soprattutto alcune).

Se il proposito di godere di un’informazione sana deve partire dall’impegno di ognuno di noi di capire e non dalla pigrizia di farci bastare qualche post a effetto (o peggio farlocco) sui social, forse leggere libri come questo non e’ solo utile, ma e’ necessario.
M.
Quando leggo il libro 📚 mi cala un gelo addosso di tristezza ☹ e mi sembra di vedere ciò che scrivi
Bello interessante 🧐 fa immaginare visivamente ciò di cui parli.
Una luce su guerre dimenticate e sulla dignità di chi subisce
M.

“ho terminato l’altro giorno di leggere il libro…È stato un “bel viaggio “! All’inizio ho fatto un po’ di difficoltà perché alcuni termini e situazioni mi erano totalmente sconosciute altre meno. Ma dopo qualche pagina tutto scorreva…Credo che dar voce alle persone che vivono tra atroci conflitti “la quotidianità ” della propria vita,rischiando la propria , sia un grande atto di amore verso il prossimo, un grande esempio di UMANITÀ e CIVILTÀ dato ai propri bimbi ed a tutti noi!”

L.
“Dovresti dedicarti di più alla carta stampata, hai una grande capacità descrittiva, sai mescolare suoni, odori. Unico appunto spero costruttivo di un libro che mi è piaciuto molto e che mi ha fatto sentire quasi dentro un paese che nemmeno conosco: la prossima volta bisogna fare un piano di scrittura per blocchi perché ogni tanto sei disorganizzato”
F.

“Nico complimenti davvero: per il giornalista, per la passione che ci metti, per le palle che hai e per la bravura, anche come romanziere! La descrizione dell’arrivo a kabul è da antologia”
M.

Lo stiamo leggendo insieme, io e il mio compagno, scopriamo cose che non si possono conoscere tramite i normali canali di informazione, non certo per censura. Semplicemente perché queste guerre infinite vanno un po’ nell’oblio. Chissà quando finirà. Inoltre ci preoccupiamo molto anche per te. Stai attento…
M.

 

E’ un libro che se da un lato si fa leggere di corsa, dall’altro – è il mio caso – obbliga a fermarsi ogni due per tre, dopo ogni capitolo, perchè le notizie, le immagini e le sensazioni che evochi non possono essere assimilati in una volta. Decisamente “contenuti forti” e troppi interrogativi impone su cose di cui non volevamo più sapere!
G.

 

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere