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Se non volete investire a scatola (a copertina) chiusa, leggete qui

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Mancano 19 giorni alla chiusura del crowdfunding per l’uscita del mio secondo libro sull’Afghanistan, in realtà il tempo utile è la metà, considerando l’incombere di agosto. Partecipare al progetto è un modo per rompere l’oblio mediatico sulla lunga guerra, sulla strage afghana, su quanto accade lontano da noi e che, per forza di cose in un mondo globalizzato, è destinato ad avere effetti sulle nostre vite (voltarsi dall’altra parte serve solo a farsi prendere di sorpresa).

Chi non ha letto la prima parte di “Afghanistan Missione Incompiuta” e magari non conosce il mio lavoro può restio a comprare un libro “a copertina chiusa”. Posso dirvi che il secondo libro conserverà lo stile del primo: “non fiction narrative” – dicono quelli “bravi” – ovvero un racconto di fatti realmente accaduti, il rigore del giornalismo e la leggibilità del romanzo.
All’interno: storie di sopravvissuti alle bombe; di chi prova a costruire speranze di pace e una politica non corrotta; di chi ha la quasi certezza di morire firmando il foglio di reclutamento nell’Afghan National Army; di chi ha perso gli arti e viene curato da altri che non si arrendono al destino una protesi alla volta; di chi va in strada a disegnare murales contro i signori della guerra; di chi conta le piante di oppio con le immagini satellitari; di chi è abituato a sentire alla radio interna la frase “mass casualties” e di ritrovarsi in mezzo a decine e decine di feriti tra strisce di sangue e pazienti che si stringono la pancia per non far uscire gli organi interni.
E se non vi bastano le mie parole, ecco quelle di chi ha letto il primo libro:

A garantire l’obiettività del resoconto non è tanto l’etica del giornalista quanto l’assunto alla base di tutto il libro: l’ultima guerra in Afghanistan è una guerra assurda, impossibile, dagli esiti paradossali, come quelle che l’hanno preceduta.

La guerra osservata da questo crinale non ha più aggressori e aggrediti ma solo vittime da guardare con la stessa identica pietà. Anche se il giornalista non fa sconti a nessuno – meno che mai agli italiani – e in quell’assurdo fruga fino allo sfinimento, per scovare cause, errori, ipocrisie, falsità, piani falliti, progetti accantonati, sprechi e follie.

Da quando la realtà si racconta in continuo da sola, giornalismo e letteratura si trovano di fronte alla stessa identica sfida: quella di fornire un racconto del mondo più interessante e completo di quello in diretta, in rete, onnipresente.

Ne nascono, da entrambe le parti, cose che non sono né solo romanzi, né solo racconti, né solo reportage giornalistici ma vengono chiamate oggetti narrativi, in cui è fondamentale, per sfidare la complessità del reale, il genio del montaggio.

E questo è il caso di “Afghanistan missione impossibile”.

Filippo Golia, inviato del Tg2

Siamo alla ricostruzione puntuale di un conflitto lunghisssimo (oltre 15 anni) di cui non si vede la fine. Piro è doppiamente coraggioso, perché si batte contro due tabù. Da un lato sfida la rimozione che in tutto l’Occidente c’è stata della questione afgana. Quella guerra da anni non sembra fare più notizia, è finita in una sorta di limbo. Eppure continua essendo le ragioni del conflitto tutt’altro che risolte. Se si pensa che è cominciata subito dopo l’11 settembre, che ha visto e vede coinvolti gli eserciti di tutto l’Occidente questa rimozione pare ancora più colpevole, quasi che l’informazione oggi fosse incapace di affrontare fenomeni di “lunga durata”, li ritenesse “mediaticamente” consumati e quindi in sè non più interessanti. L’altro tabù è quello della lettura. Oggi sembriamo attratti unicamente dai titoli, dai testi brevissimi, mordi e fuggi. E invece Afghanistan Missione Incompiuta sfodera l’arma della buona scrittura.
(…)
E qui siamo all’ultimo punto che torna a riguardare il Giornalismo, quello vero. Diceva Ryszard Kapuscinski che non puoi scrivere dell’Africa senza provare empatia per le sofferenze della popolazione, senza sentirle proprie, adottare il loro punto di vista. Leggendo questo libro si ritrova in pieno questa regola aurea dell’inviato che vuole capire e riportare ai suoi compatrioti quanto ha visto/vissuto. Vale pure per un paese eternamente in guerra come l’Afghanistan.

Roberto Reale, giornalista e studioso dei media

‘Afghanistan Missione Incompiuta 2001-2015’ rappresenta un viaggio, bellissimo ed emozionale, in un Paese così sapientemente descritto mediante una narrazione in prima persona che ti fa percepire ogni singola sfumatura come se la vivessi tu stesso. Ti sembrerà di aver conosciuto in prima persona il popolo afghano. Una magistrale narrazione, permeata da sentimenti profondi, che rappresenta una lezione di giornalismo.

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Attraversando l’Afghanistan vengono messe in evidenza le contraddizioni di questo conflitto, mostrando come i destini di noi uomini, dagli USA all’Europa, dall’Africa all’Asia siano strettamente legati gli uni agli altri.

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Un libro per capire e riflettere. Una lettura consigliata, per l’ottima scrittura e la profondità ed efficacia dei contenuti su un tema non facile da affrontare.

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Tutte le recensioni le trova a questo pagina.

Qui trovate un’anteprima ebook del primo libro

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere

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