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Premio Jacoviello 2017

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Oggi 23 agosto si celebra la terza edizione del premio intitolato ad Alberto Jacoviello, in occasione di questo evento la Gazzetta del Mezzogiorno pubblica un mio intervento, ecco il testo:

Comunista ma eretico, figlio della provincia meridionale, disabile. Alberto Jacoviello aveva tutte le carte in regola per restare fuori dai grandi giri, quelli dei salotti dove si decidono carriere e si attribuiscono patenti di bravura e di intellettualità.
Eppure con la sua determinazione è riuscito ad entrare nella storia del giornalismo italiano. Quella stessa determinazione che aveva reso la sua disabilità invisibile alle “biografie”, estranea alla sua immagine pubblica (al posto suo, c’è chi ci avrebbe costruito sopra una carriera) e per nulla limitante nella sua agibilità professionale, pur a prezzo di uno sforzo sicuramente fuori dal normale per le più normali delle cose quotidiane, a cominciare dai lunghi, periodici viaggi in auto per tornare a Roma nella sua Lavello.

Scomparso Alberto, temo che abbiano pesato in verso contrario quelle sue qualità di eretico rispetto alla chiesa comunista, di comunista inviso al potere dominante, di disabile in un faticoso mestiere dalla competizione spesso feroce, di meridionale non appartenente a dinastie né economiche, né politiche, né professionali.
Alberto e il suo lavoro sono stati dimenticati. Di lui si continua a parlare solo grazie allo sforzo della famiglia Jacoviello, che ogni anno organizza il premio intitolato ad Alberto portando a Lavello, testimonianze importanti dal giornalismo italiano; quest’anno le grandi firme Massimo Giannini e Giovanna Botteri, negli anni precedenti:Ferruccio De Bortoli, Bernardo Valli e Antonio Caporale oltre ad un espressione del giornalismo locale – ma non per questo minore – come Rocco Brancati.

La solitudine in cui opera la famiglia Jacoviello – con l’indomabile Vitantonio, nipote che mai ha perso memoria e amore per suo zio – e le istituzioni della piccola Lavello sono un macigno sulla coscienza della politica regionale, che pure spesso parla di riportare la Basilicata al centro della scena italiana.

Basterebbe un investimento minimo con competenze locali – per esempio, una borsa di studio per ricercatori neo-laureati o laureandi – per colmare un grande vuoto: l’opera di Alberto è parcellizzata, sparsa tra gli archivi delle sue ex-testate e chissà in quali altri archivi personali, di biblioteche ed altre istituzioni. Sarebbe giusto ed opportuno, ridare corpo alla sua opera, aggregare scritti, articoli, interventi, discorsi, memorie e appunti in unico “fondo” indicizzato e accessibile a tutti. Sarebbe giusto e opportuno, ricostruirne attraverso testimonianze dirette e ricordi la figura, la vita, la carriera.

Sarebbe giusto e opportuno, sotto la supervisione della famiglia, fare del premio un appuntamento annuale, di riflessione per il giornalismo italiano che si occupa di esteri.
Sarebbe un omaggio non solo alla memoria di Alberto e alla terra che gli ha dato i natali (perché no, motivo di turismo culturale) ma anche un grande regalo al giornalismo italiano, sempre più privo di maestri.
Dopo aver ricevuto il premio Jacoviello, nel maggio del 2016, mi arrivò un’email da uno sconosciuto lettore, mi chiedeva come poter rintracciare i pezzi di Alberto sulle grandi sfide di Cassius Clay, Mohammed Alì. Provai un tale senso di rabbia e di impotenza di fronte a quella richiesta che per pudore non risposi.
L’ho conservata quella email, spero presto di poter rispondere parlando del fondo Jacoviello, consultabile presso il castello di Lavello e on line. Lo spero per la Basilicata, per il nostro sud e per ridare un maestro al nostro mestiere.

Nico Piro, inviato speciale della Rai
Premio Jacoviello 2016

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere