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In questi giorni trascorsi vagando nel campo di Grande-Syntè, sono finito nella baracca di una famiglia curda, in fuga dall’area di Mosul: tre bimbi sotto i sette anni, la mamma e il papà.
Una baracca assediata dal fango, fatta di legno marcio, priva di due pareti, rimpiazzate da cappotti e giacche marce di pioggia; unica fonte di calore, un vecchio cerchione d’auto trasformato in un braciere.
Mentre parlavo con il capo-famiglia, il bimbo più grande ha preso a giocare con il mio iphone, che – attrezzato per lavorare da teelcamera – mi penzolava sul fianco. Solo a sera, mi sono reso conto che il bimbo era riuscito a scattarsi dei selfie! Li pubblico perchè penso possano raccontare molto di più rispetto a fiumi di parole su paura, gioia e speranza.

Viva il sorriso dei bambini, capace di illuminarsi anche quando ci sarebbe solo da piangere.

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere