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Dieci candeline per una guerra

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Se qualcuno vi dice “11 settembre”, voi a cosa pensate? Ci scommetto: alle immagini degli aerei che finiscono nelle torri gemelle. Troppo facile indovinare, del resto parliamo della tragedia più mediatizzata di sempre, una pagina di storia vissuta in diretta.

A questa domanda credo però sia giusto dare una risposta diversa: Afghanistan.
E non per “mania” monotematica ma perchè lo dicono i fatti. L’11 settembre è cominciato due giorni prima, in una delle più remote province afghane, quella di Takar, quando (il calendario segnava il 9 settembre) due uomini (presumibilmente) di Al Qaeda fecero saltare un ordigno nascosto in una telecamera e uccisero il comandate Massoud ovvero il loro avversario più pericoloso.
Si stavano preparando alla guerra perchè era chiaro che gli Stati Uniti non sarebbero rimasti a guardare dopo quelle che Al Qaida voleva fossero tragedie a New York e Washington.
Anni dopo, con Karzai sulla poltrona presidenziale, avremmo capito quanto letale fosse stata quella mossa per la stabilità futura del Paese.

La guerra puntualmente arrivò il 7 ottobre del 2001. Venne bombardato un Paese dove quasi nessuno sapeva cosa fossero e nemmeno dove fossero le torri gemelli.
I talebani vennero fatti a pezzi da missili e bombe a guida laser. I sopravvissuti finirono a soffocare nei container del signore della guerra Dostum, un altro criminale con il quale l’occidente stava facendo patti. Lo stesso occidente che, ritiratisi i russi, si era felicemente dimenticato dell’Afghanistan e della sua guerra civile (ben peggiore dell’occupazione sovietica) salvo provare a farci passare in mezzo un oleodotto con marchio di fabbrica americano.

Una guerra facile, le “cassandre”  che ricordavano come quel Paese fosse noto come la “tomba degli imperi” vennero subito messe a tacere: una manciata di giorni, per arrivare in una capitale che puzzava perennemente di macerie e di rifiuti.
Ci volle un’altra guerra, basata sulle bugie delle armi di distruzione di massa, quella in Iraq, per dare l’occasione ai capi talebani rifugiatisi in Pakistan di riorganizzarsi.

Del resto a quel punto c’erano meno militari americani in Afghanistan che poliziotti a New York. La spirale della guerra cominciò ad avvitarsi, poche truppe sul terreno, molte bombe dal cielo ovvero vittime civili quindi l’odio della popolazione. Se nel frullatore afghano, metti le mancate promesse della ricostruzione ed un governo corrotto che fa rimpiangere il passato, ecco che ne viene fuori un gran pantano dal quale l’occidente a tutt’oggi non riesci a tirarsi fuori.

L’Afghanistan, lo sperduto Afghanistan, anche in questo nuovo secolo, è tornato ad essere il crovevia del mondo. Lo era stato quando si scontravano l’impero russo e quello britannico, quando si scontravano l’impero americano e quello sovietico o quando un macedone costruiva un nuovo ordine mondiale. Lo è ora che l’America ha perso il nemico di un tempo e si è trovato a combattere alla periferia di un pianeta, riscoperto circolare.

In dieci anni (ma le statistiche delle Nazioni Unite sono disponibili solo dal 2007) sono morti diecimila civili afghani e oltre duemilasettecento militari stranieri (41 erano italiani). Prima dell’aumento delle truppe voluto da Obama, la missione (solo quella americana) è costata 100 milioni di dollari al giorno. Oggi molto di più, contribuendo al tracollo del debito pubblico di Washington.
E Bin Laden? L’uomo per cui era cominciata questa guerra? L’uomo che avrebbero potuto prendere a Tora Bora se solo ci fossero stati più militari americani (70) che giornalisti (100)?
L’hanno ammazzato in Pakistan e per giunta lontano dal confine, a maggio di quest’anno. Ma sembra contare poco, la guerra continua e continuerà. Del resto era chiaro a tutti che Al Qaida c’entrava poco o nulla nella destabilizzazione dell’Afghanistan negli ultimi anni.

Ormai qualsiasi cosa faccia l’occidente è chiaro che nel 2014 l’Afghanistan verrà lasciato al suo destino ed è molto poco probabile che non ce la potrò fare viste le forze negative messe in moto in questi anni di guerra, morte, oppio, fiumi di denaro legale ed illegale.

L’Afghanistan deve essere dimenticato come le speranze sollevate in quel Paese dopo il 2001, dove sui tappeti si intessevano immagini di bombardieri americani che  spazzavano via gli aguzzini del mullah Omar. Dimenticare, sembra essere questa l’unica via di uscita per l’occidente da una guerra che potrebbe durare altri dieci anni o forse più. Dimenticare, sembra questo l’ordine di scuderia del potere politico in occidente.
Dimenticare; anche per questo nel decimo anniversario dell’11 settembre penserete solo alle tremila povere vittime degli attacchi barbari al Pentagono, al volo United 93 e alle torri gemelle.
Dieci anni dopo, la guerra continua come il conto dei morti ammazzati in Afghanistan.

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere