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Uccidete Geronimo

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E’ stato come vedere un film, solo che i minuti sembravano ore – racconta chi c’era. Nella situation room della Casa Bianca, Obama, la Clinton e tutti i vertici della sicurezza americana si sono riuniti domenica per guardare su uno schermo quello che stava succedendo in Pakistan. Come quando si va al cinema o si vede una partita importante qualcuno era andato da Costco (il supermercato delle grandi quantità e dei grandi sconti) per comprare panini e bibite. Il racconto di questo e di altri aspetti del blitz contro Bin Laden è contenuto in questo articolo del Ny Times.

Il Pentagono non ha ancora mostrato immagini nè del blitz nè del corpo (sarebbe ora…) e dopo l’uscita, da fonte pakistana, della falsa foto diffusa ieri, le teorie della cospirazione stanno alimentando dubbi e scetticismi che, del resto, non potevano non mancare quando si tratta dell’uccisione dell’uomo la cui stessa esistenza in vita ha giustificato guerre e morti. Ci vorranno forse mesi, sicuramente anni per capire cosa è successo davvero ad Abbottabad e a Washington.

Ora sappiamo un po’ di cose in più rispetto ad ieri. “Geronimo”, nome in codice per Bin Laden, era stato individuato da mesi grazie al suo corriere, rintracciato sul campo ma individuato grazie alle confessioni estorte a Guantanamo.
L’ultimo uscita di WikiLeaks stava mettendo tutto a rischio, in qualche modo, perchè un documento tra i più recenti diffusi parlavo proprio di questo “corriere”, il postino del grande capo. Sappiamo anche che i pakistani erano all’oscuro di tutto, militarmente è stato un capolavoro, entrare in un territorio di un altro Paese ed entrarci tanto in profondità e in una zona tanto popolata (50 km dalla capitale) è un rischio enorme e richiede piloti (di ben quattro elicotteri) con un’abilità assoluta, quella di volare praticamente “pancia a terra” per sfuggire ai radar (se fossero stati abbattuti, intercettati sarebbe finita come “black hawk down”).
Sappiamo che Bin Laden è stato riconosciuto prima con il sistema biometrico e poi con un campione di dna. Sappiamo anche un suo video (fonte Ap) potrebbe essere diffuso nelle prossime ore, potrebbe essere il testamento del leader di Al Qaeda preparato da tempo e consegnato a qualcuno fidato proprio per l’evenienza di una sua morte.

Al di là di che faccia avesse Bin Laden oggi, nel senso di come fosse cambiato visto che non lo si vedeva da anni, quello che non sappiamo è cosa succederà adesso. Al Qaeda è profondamente indebolita e comunque non è più l’organizzazione monolitica degli anni ’90, nella quale se uccidevi il capo avevi ucciso l’organizzazione. Ieri è stato ucciso solo un simbolo. Al Qaeda ormai è un “franchising” del terrore, vedi il suo braccio somalo, quello magrebino, quello yemenita; una galassia che si ispira a Bin Laden ma dove “ogni punto vendita” è autonomo, come si direbbe nel commercio (passatemi il sarcasmo). Il fatto che sia indebolita non però significa (gli attentati di Londra insegnano) che non possa avviare una rappresaglia, colpire da qualche parte.
L’altra cosa che sappiamo è che non ci sono più scuse per gli Stati Uniti sul versante Pakistan. La comoda vita del fuggitivo Bin Laden, non in una caverna ma in una villa, confermano la verità di cui tutti parlano e scrivono da anni, il Pakistan attraverso l’Isi protegge, direttamente o indirettamente, gli uomini di Al Qaeda e quelli che fanno la guerra in Afghanistan. Sulle prime ieri, mi sembrava impossibile che gli americani avessero osato un blitz del genere senza avvertire i pakistani, troppi rischi. Ho immaginato che ci fosse stato qualche sorta di scambio tra americani, l’Isi e il governo di Islamabad dopo queste settimane di tensione sul contractor della Cia arrestato per omicidio e i bombardamenti dei droni. Se sono stati presi quei rischi, vuol dire che affidarsi ai pakistani avrebbe significato far saltare l’operazione, di cui persino i Navy Seals hanno saputo solo alla fine.

I simboli hanno un loro valore, sia per vincere le campagne elettorali che per far sentire alla generazione di ground zero che una pagina si è chiusa, ma se si vuole per davvero rendere il mondo più sicuro o quantomeno sbrogliare il groviglio della guerra afghana bisogna agire proprio in Pakistan, tagliando quelle complicità che consentivano a Bin Laden di vivere di fronte ad un’accademia militare ed al mullah Omar chissà dove. Ma questa è una strada lunga (diplomatica, politica, di intelligence) e che nessun blitz armato risolvere in quaranta minuti…

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere