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Liberare l’Iran: da chi? Per chi? Perché?

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Leggo che “Dobbiamo aiutare gli iraniani”. La cosa merita un approfondimento.

Iran, uno contro tutti
Iran, uno contro tutti

Cosa significa aiutare? Mandare armi come abbiamo fatto in Palestina? Ah no, quella no. Allora come abbiamo fatto in Venezuela? No chiedo scusa…In Ucraina ecco era l’Ucraina. Peró prima avevamo aiutato i libici e prima ancora gli afghani e gli iracheni, liberati da oppressivi regimi. Ricordate?

Ora il mio rispetto é massimo per i giovani iraniani che scendono in piazza, soggetti politici contemporanei governati da “vecchi dentro” che vedono la società come fosse quella di secoli passati. Minimo è invece il mio rispetto (intendo giudizio morale e politico) per chi plaude al dissenso altrui ma a casa propria lo reprime.
Tipo?
Graziare e definire patrioti pacifici quelli che hanno assaltato un parlamento? Affermare immunità e spacciare falsità per difendere para-milizie quasi personali, libere di sparare 3 colpi contro una madre di 3 figli? Chi – in stadi meno avanzati di questo processo di repressione – compila liste di proscrizione di giornalisti? Chiede che si indaghi su autori di idee sgradite? Tenta di ridurre ogni voce critica a quinta colonna del nemico? Si proprio tipo così!

 

Nel caso specifico dell’Iran che a parlare di liberazione sia un Paese (Israele) il cui capo di Stato é ricercato dalla Corte Penale Internazionale (non fino ad un certo punto), che ha commesso un genocidio e le cui forze di sicurezza usano la tortura quotidianamente, solleva non pochi dubbi riportandoci al tema centrale del nostro presente, un tema non nuovo ma che la sequenza Ucraina – Gaza ha fatto esplodere in tutte le sue contraddizioni: il doppio standard dell’Occidente, il poliziotto del mondo ma cane da guardia dei propri ricchi.
In questo Trump almeno ha il merito di averlo detto chiaramente nelle sue linee di sicurezza nazionale (senza considerare il fiume costante di sue dichiarazioni): prima gli affari americani.

Venendo allo specifico dell’Iran va ricordato che il Paese é in crisi economica e le condizioni di vita sono peggiorate, aggravando così la spirale repressiva perché lo stesso Trump, nel suo primo mandato, ridusse la parola degli Usa a barzelletta, stracciando l’intesa sul nucleare firmata da Obama e decidendo sanzioni. Lo stesso Trump che nel mezzo di trattative con l’Iran ha prima consentito (o subito in silenzio) la mossa israeliana di attaccare Teheran (compresa la prigione e i suoi detenuti dissidenti) e ha poi partecipato ai bombardamenti in maniera cruciale. Quindi noi occidentali siamo parte del problema oggi in Iran, esattamente come lo siamo stati quando la CIA spalancò le porte al potere assoluto della monarchia quindi ad un regime (era il 1953) deponendo il primo ministro nazionalista (e nazionalizzatore) del petrolio Mohammad Mossadeq. Anche all’epoca la risposta occidentale furono delle sanzioni e quindi una crisi economica. Alla nazionalizzazione seguì poi un regime oppressivo e corrotto, il capitolo peggiore del regno del monarca Reza Palhavi (il cui erede oggi fa l’influencer democratico da un esilio dorato). Di fatto vennero gettate così le basi per la futura rivoluzione islamica cioé per il regime che l’Occidente contesta oggi. Insomma al solito le ingerenze straniere generano solo pasticci e aggravano i problemi. Bene – qualcuno dirà – allora cosa fare di fronte alla sanguinosa repressione in Iran?
Le risposte possibili sono due.
La prima (parossistica e provocatoria) é fare come l’Occidente ha fatto per Gaza senza troppo imbarazzo (anzi spesso vantandosene) cioè ignorare e giustificare strage, crimini di guerra e soprusi. La seconda sarebbe quella si usare la leva economica (e il “deal” sul nucleare) per negoziare e obbligare il regime teocratico alle riforme fatte con il popolo, senza portare il Paese al collasso e al caos per poi finire come LIbia, Afghanistan o Iraq.

Se avessi bottoni da premere, nella famosa stanza, sceglierei questa seconda strada ma temo che il problema non sia difendere il popolo iraniano quanto strumentalizzarlo per mettere le mani sull’Iran, rompere la collaborazione energetico militare con la Russia, la cooperazione economica con la Cina (quindi contro i BRICS) e togliere una spina nel fianco in Asia ad Israele e Usa.
Qualunque cosa accadrà in Iran e all’Iran oggi sarebbe il caso, più che mai, di ricordarsi della traiettoria circolare della storia in Afghanistan e di quanto accaduto all’Emirato: novembre 2001 – agosto 2021, una guerra servita solo a peggiorare le cose a Kabul senza scalfire i talebani

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Nico Piro

Provo a dare voce a chi non ha voce, non sempre ci riesco ma continuo a provarci. Sono un giornalista, inviato speciale lavoro per... continua a leggere