Che cosa è successo a Washington il 18 agosto? Diverse cose, importanti, le sintetizzo qui.
Prima è necessaria peró una precisazione (visto clima avvelenato dal PUB e dai “moderati” con il pugnale infisso sul tavolo dell’aperitivo che temono di restare orfani della guerra). Ci sono fatti che provano come Trump sia un pericolo per la già malandata democrazia americana e quindi per quelle europee (dipendenti a vario titolo dagli Usa). Questo sta incidendo sul giudizio del suo lavoro sull’Ucraina banalizzato in “è un favore a Putin”.
Ci sono dozzine di motivi per criticare Trump (e per farlo efficacemente bisognerebbe partire da una critica del capitalismo usa e della sua crisi) ma ci vorrebbe più lucidità nel valutare il suo potenziale impatto sul corso della guerra (motivato chiaramente da interessi usa).
Torniamo a Washington…Il vertice (senza precedenti) di ieri ha confermato che Rubio aveva ragione quando domenica ha detto che senza il criticato incontro di Anchorage (“vittoria di Putin”) non ci sarebbe potuto essere il summit alla Casa Bianca con Zelensky e gli europei.
Trump ha avuto la determinazione (e gli interessi) a riaprire il dialogo con la Russia.
Reminder la pace si fa con in nemici.
Al vertice di ieri a Washington gli europei e Zelensky hanno scelto di parlare delle cose che li uniscono a Trump e di non affrontare (per ora) i punti di divergenza. Il vertice non è fallito perché tutti hanno plaudito all’intesa sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina ma senza ingresso nella Nato (vedi nota in calce) senza affrontare
Il tema che divide UE, UK,UKR da Washington è quello territoriale, chi cede cosa. Tema non affrontato per ora in nome di un nobile principio (decidono gli ucraini) e infatti Zelensky dice: di questo trattiamo io e Putin.
Principio che diventa peró un escamotage per spostare in avanti il problema che potrebbe in un futuro prox ammazzare la trattative. Trump ha però ottenuto (almeno come impegno) una cosa che sembrava impossibile cioè un incontro Putin-Zelensky. Vedremo se si farà (secondo indiscrezioni entro fine agosto).
Intanto Zelensky pubblicamente lo accetta superando il divieto di legge che lui stesso si era dato. Il Cremlino usa una formula un po’ furba un po’ stile pravda (“elevare il livello dei rappresentanti”) per confermare la disponibilità ma senza citare per nome l’odiato Zelensky.
Tutto questo è un accordo di pace? Assolutamente no ma sono passi importanti che segnalano come la macchina si stia muovendo, dove possa arrivare lo vedremo.
Dipenderà da tanti fattori, tra questi l’accoglienza che Zelensky troverà in patria (più che dagli ordinari ucraini dalle fazioni armate annidate nelle UAF, dai vari oligarchi e pezzi di apparati). L’Europa pur mostrando tutte le sue debolezze (l’assenza di un vertice europeo tanto autorevole da stare da solo al tavolo con Trump) riesce a parlare con una sola voce pur avendo dovuto far arrivare a Washington una delegazione tipo olimpiadi. L’Europa mette poi sul tavolo presumibilmente l’impegno a pagare tutti i costi della sicurezza ucraina (mentre gli Usa si prenderanno le risorse ucraine con il trattato sulle terre rare già firmato) come si desume dalla formula usata da Trump “con il coordinamento degli Usa”. Al mix si aggiunga l’impegno Ucraino a comprare con fondi europei 100 miliardi in armi dagli Usa, un modo perfetto per Trump per ottenere il sostegno elettorale del potente complesso industriale militare e rispettare i proclami dell’america first.
È chiaro che a Washington c’è stato un bel po’ di Scaricabarile (le questioni territoriali su Zelensky, il costo della sicurezza sull’Europa, l’esito della trattativa sul prossimo giro di colloqui il tutto mentre del cessate il fuoco si è perso traccia) ma almeno non c’è stato un possibile fallimento che sarebbe stato fatale. Aggiungiamo che stiamo giudicando sulla base degli elementi che conosciamo ma c’è tanto che non sappiamo (a cominciare dalle intese economiche discusse ad Anchorage)
Vedremo cosa accadrà nel prossimo futuro ma almeno gli ingranaggi della diplomazia hanno ripreso a girare. È un risultato di per sè, sperando non sia vano.
Ps a proposito del meccanismo di sicurezza per l’Ucraina in stile articolo 5 ma senza ingresso nella Nato Io ricordo che nella primavera del 2022 ad Istanbul si era trovato un’intesa preliminare sulla sicurezza di Kiev garantita da 5 Paesi (ci doveva essere anche l’Italia) senza far entrare l’Ucraina nella Nato. Mi pare che siamo oggi allo stesso punto.