#16agosto sulla base degli elementi disponibili ora cosa possiamo dire del #TrumpPutinSummit ?
Di sicuro che l’opinionismo neoliberista e i portavoce del PUB hanno già deciso che è stato un fallimento, non sia mai dovessero perdere la possibilità di spendere miliardi in armi o che si smetta di morire in Ucraina.
Come dico da anni la guerra è diventata parte dell’identità culturale delle élite decadenti dell’Occidente (il PUB).
Analizzando le parole di Trump, nel suo dire tutto e il contrario di tutto, un obiettivo se l’era prefisso: il cessate il fuoco immediato “altrimenti non sarei felice” e in mancanza “con conseguenze gravissime per le Russia”. Di sicuro questo non è accaduto. È un fallimento?
Per capirlo bisognerà aspettare lunedì cioè l’incontro Trump Zelensky. Dopo colloquio con Putin, Trump parla ora di accordo globale per la fine della guerra non dí semplice tregua, Se questa ipotesi passa con Ucraina ed Europa beh allora Anchorage è stato un successo
Oltre alla fretta, l’altro enorme errore che gli opinionisti (con elmetto e non) stanno commettendo è pensare che Russia e Usa si incontrino e parlino di Ucraina e basta.
Sono due superpotenze, hanno un’agenda di dominio geopolitico ed economico.
Presumibile si sia discusso di sanzioni, relazioni economico-commerciali, “separazione” di Russia da Cina, non proliferazione nucleare, delle rotte artiche, delle aree d’influenza e via dicendo. Vedremo in seguito i dettagli ma la mia impressione è che quello di Anchorage non sia stato un summit sull’Ucraina ma un vertice dí normalizzazione dei rapporti tra Usa e Russia dopo la cesura di Biden che (simbolicamente con la definizione “macellaio” per Putin) scelse di rinunciare alla diplomazia, che aveva funzionato persino nella crisi nel “cortile di casa” con i missili a Cuba, o meglio proprio al dialogo. In Alaska c’è stato il reset con la Russia. L’accordo sull’Ucraina andrà letto quindi in una chiave più globale.
Se su Anchorage il giudizio è sospeso, il fallimento certo per ora è quello dell’Unione Europa (complice una dirigenza non riconosciuta e l’asse spostato ad est) ormai non conta piú nulla a livello globale. Esclusa dal summit si trova di fronte a due opzioni, una potenzialmente peggiore dell’altra, bersi un accordo sull’Ucraina deciso da Trump-Putin (di cui per giunta pagherà il conto in termini economici a vario titolo) oppure rifiutarlo e continuare sulla strada della guerra che ha imboccato con miopia politica tre anni fa senza lasciarsi vie di fuga o exit strategy. Oggi ne paga il prezzo, rischiando di non avere alternative.
I vari bellicisti con il pugnale infisso sul tavolo dell’aperitivo al posto di inondare i social con la loro indignazione d’accatto contro i cattivoni che tradiscono il popolo in armi per la libertà dovrebbero fare autocritica sulle loro tragiche scelte politiche e dovrebbero pure chiedere scusa ai pacifisti (spoiler ci odieranno ancora di più).
Ultima cosa che nessuno o quasi sollevato. Per me l’aspetto più grave del summit in Alaska: gli Stati Uniti (non di Trump) sono l’unico grande Paese al mondo dove dei capi di stato ricercati dalla CPI possono tranquillamente recarsi. È accaduto a Netanyhau più volte, è accaduto a Putin.
È vero quindi la giustizia internazionale è proprio una roba per sfigati, qualche dittatore africano, i talebani e chissà qualche altro cattivo purchè povero.
È la superiorità morale dell’Occidente (quella di Obama e Biden) spiegata in breve
Si salvi chi può!