
Per leggere Trump bisogna capire la sua tattica più consolidata e di maggior successo: cambiare agenda mediatica, spostare il centro dell’attenzione. Lunedì il successo innegabile del vertice alla Casa Bianca (il successo sta nel fatto che quel vertice si sia svolto, un passo in un percorso, necessario ma non sufficiente) martedì la frenesia delle indiscrezioni sul summit Putin-Zelensky…Mosca? No…Ginevra, Vienna…ah no Budapest (dimenticando il pessimo precedente del 1994 per l’Ucraina e l’alta tensione tra Ungheria e Kiev sui recenti attacchi all’oleodotto)…poi il silenzio, lo stallo…
Trump cosa fa? Enfatizza un’emergenza criminalità a Washington che secondo le statistiche non esiste (minimo storico dei crimini in 30 anni grazie ad un -35% dal 2023 al 2024), attacca la Federal Reserve, amplifica la caccia ai nemici politici (di oggi la perquisizione a casa di Bolton, suo ex-consigliere alla sicurezza nazionale che con lui ha rotto), l’inserimento nel processo del rilascio dei visti del criterio di anti-americanismo (non precisato quindi uguale se non la pensi come il governo non entri), le sanzioni alla Corte Penale Internazionale per sostenere Israele, l’annuncio della verifica di 55 milioni di visti per stranieri (processo pressoché impossibile). Insomma butta cento palle in aria che terranno impegnate l’opinione pubblica, scateneranno poolemiche feroci e che renderanno impossibile per la stampa seguirle tutte. Bannon lo chiama “flooding the zone”, un allagamento. Risultato finale dell’Ucraina e quindi del giudizio sull’operato di Trump si parla quando lui vorrà, il controllo dell’opinione pubblica e della stampa così salta e quando pure funzione è solo “fake news” bugie. E se i numeri dicono l’opposto? Vedi l’Istat americano con le statistiche sui posti di lavoro? Cambiamo il capo dell’ufficio statistiche.
Tornando all’Ucraina ma cosa sta accadendo? Partiamo di nuovo dal metodo Trump che è quello di un palazzinaro. Trump è convinto che la sua semplice presenza e la sua capacità di fare trattative (vedi il mito che si è cucito addosso con il libro “the art of the deal”) funzioni tanto con le case (per la cronaca è fallito sei volte) quanto con il donbass. E’ un po’ la sua forza e infatti è stato capace di sbloccare la situazione con Putin e avviare un processo con gli europei. Ma è anche la sua debolezza perchè le questioni geopolitiche sono complesse, lui non le conosce e non usa – come si è sempre fatto – consiglieri diplomatici ed esperti, va di pancia insomma.
Ma nello specifico quali sono i problemi al momento?
– Zelensky ha due ordini di problemi. Il primo è il fatto che – si intuisce – al ritorno da Washigton l’ipotesi di cedere territori non è stata gradita ai “suoi” (i centri di poteri ucraino, dai militari agli oligarchi), lui stesso è un ostacolo alla pace perchè è un presidente di guerra e non è in condizione di accettare un accordo che certifichi la sconfitta. Il secondo punto è che se è vero che la Russia ormai l’oblast di Donesk l’ha conquistato quasi tutto, cedere il settore mancante significa cedere grandi centri di popolazione (Kramatosk 147000 abitanti, Sloviansk 105.000 abitanti) e fortificazioni in piedi dal 2014 (quindi mettersi in una posizione di vulnerabilità)
– L’Europa dopo aver follemente puntato tutto sulla guerra non ha una exit strategy e quindi ipotizza l’impossibile (per se stessa, per la Nato e per la Russia) garantire la sicurezza ucraina non con armi e una QRF (intervento rapido senza presenza in Ucraina ma nei Paesi confinanti dove le basi e il personale c’è già) ma con truppe di Paesi Nato (Germania, Regno Unito e Francia quantomeno) in Ucraina.
– Putin ha esaltato il nazionalismo in questi anni di guerra, il veleno che corroderà il suo sistema di potere dall’interno. Aver annesso (seppur solo sulla carta) quattro regioni ucraine pur non controllandole in toto e (nella migliore delle ipotesi d’accordo, quella di Anchorage per capirci) dover oggi riunciare a pezzi importanti di Zaporisha e Kherson (sostanzialmente senza arrivare alla strategica sponda sinistra del Dnieper) cioè di quello che il Cremlino alla luce dei referendum considera Russia, è una sconfitta. Considerando poi i settori più duri della politica russa e del nazionalismo russo, la situazione è ancora più grave perchè la legge che impegnerebbe la Russia a fermarsi sulla linea di contatto (se n’è parlato in Alaska) significherebbe rinunciare potenzialmente ad arrivare ad Odessa per non parlare di Sumy che i russi ad Istanbul avevano detto di voler conquistare (lì stanno “costruendo” una zona cuscinetto rispetto all’oblast di Kursk, zona a cui rinuncerebbero nell’ambito dell’accordo)
– Trump subisce l’attacco della sua base MAGA (Bannon in primis) che temono che il meccanismo di sicurezza per l’Ucraina (l’unico tema sul quale alla Casa Bianca lunedì scorso tutti erano d’accordo) impantani le truppe americane in Ucraina o comunque i soldi del contribuente nell’ennesimo conflitto lontano. Per questo sia Vance che Trump stanno, tra interviste e indiscrezioni, scaricando tutto sull’Europa e definendo il contributo americano “minimale” (la fornitura pagata dagli europei di uno scudo antimissile made in Usa?)
– Altro aspetto, Putin è di scuola sovietica non è un palazzinaro. Non va a trattare con Zelensky se prima qualcun’altro ha trattato per suo conto. Le delegazioni devono discutere, sciogliere i nodi, accordarsi e poi i leader arrivano a firmare. Nè Putin nè Zelensky possono permettere di sedersi al tavolo con l’arcinemico e andarsene a mani vuote (salvo nel caso di Zelensky cercare il motivo per una nuova escalation agli occhi di Trump…”ho fatto quello che dicevi però vedi…”
Previsione (azzardata come sempre in questi casi) come già detto forse si parlerà nel concreto di territorio a novembre quando la prospettiva di un altro inverno di semi-stasi sul fronte e il punto sull’efficacia delle avanzate russe di queste settimane spingeranno tutti al pragmatismo. O almeno potrebbero farlo.
Trump sta cercando di non andare in galera per evasione fiscale…l’immunita’ non è eterna.Ha sdoganato Putin ridotto a zerbino gli europei.La guerra commerciale la perde di sicuro.Il riarmo uccide le democrazie.Le armi sono un affare per pochi…chi perde è il cottadino con spazi ridotti del welfare e della democrazia.I governi italiani nrgli ultimi 40 anni hanno sempre fatto tagli ai cittadini mica alla casta.
Per quanto complicato il quadro geopolitico, ora ho una visione più chiara, anche se inquietante. Grazie
Condivido analisi.Sul terreno comunque la Russia sembra stia avanzando.Se i mesi sono da qui a novembre può arrivare oltre le linee attuali.La situazione è complessa e il pericolo maggiore viene dai leader europei che dovrebbero aiutare il negoziato piuttosto che scommettere sulla guerra.Trump vuol cedere ka mano perché la situazione seconomica e del debito Usa è non proprio buona.Deve rimborsare titoli a breve e trovare compratori..e reinternaluzzare le produzioni non così facile secnn hai il materiale umano.E.Todd nel suo ultimo libro dixe checle univ Usa sfornano il7% di ingegneri contro il 25% della Russia..Avvocati,finanzieri etc etc lavorano per sé non certo per ricostruire un tessuto produttivo che è in difficoltà.Da tutto questo bailamme pericoli su pericoli.Manca un mivimento unitario dei popoli che prendano in mano iniziative per farsi sentire da chi non vuole.BUON LAVORO .GRAZIE
L Europa ne esce comunque sempre come zerbino degli USA. A quando un Europa veramente unita con una voce che conta?