{"id":8468,"date":"2018-07-29T01:20:03","date_gmt":"2018-07-28T23:20:03","guid":{"rendered":"https:\/\/nicopiro.wordpress.com\/?p=8468"},"modified":"2018-07-29T01:20:03","modified_gmt":"2018-07-28T23:20:03","slug":"mojo-e-crowdfunding-afghanistan-ma-che-cazzeccano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nicopiro.it\/2018\/07\/29\/mojo-e-crowdfunding-afghanistan-ma-che-cazzeccano\/","title":{"rendered":"Mojo e Crowdfunding, Afghanistan…ma che c’azzeccano?"},"content":{"rendered":"
A volte ci sono mesi vuoti, in altri momenti invece i progetti si accavallano e non sai bene perch\u00e8. L’estate 2018, appartiene alla seconda categoria. Ed \u00e8 cos\u00ec che mi ritrovo in queste settimane (al di l\u00e0 del mio lavoro che viene sempre in primis)<\/em> a lanciare MOJO ITALIA<\/a> – il primo festival italiano del Mobile Journalism di cui sono ideatore e direttore, organizzato da Stampa Romana e dall’Associazione Italiana Filmaker – e a condurre la mia seconda campagna di crowdfunding per l’uscita di un nuovo libro sull’Afghanistan<\/a>. A volte ci sono mesi vuoti, in altri momenti invece i progetti si accavallano e non sai bene perch\u00e8. L’estate 2018, appartiene alla seconda categoria. Ed \u00e8 cos\u00ec che mi ritrovo in queste settimane (al di l\u00e0 del mio lavoro che viene sempre in primis) a lanciare MOJO ITALIA – il primo festival italiano del […]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[21],"tags":[],"yoast_head":"\n
\nE’ cos\u00ec che qualcuno – con una domanda all’apparenza banale, al contrario essenziale e opportuna – mi ha chiesto come si concilino le due cose. Ecco la risposta…
\nI percorsi sembrano tortuosi e non convergenti ma in realt\u00e0 il cammino \u00e8 unico e comincia a met\u00e0 degli anni ’90 quando – da giovane cronista gi\u00e0 insoddisfatto dalla rigida separazione dei media – prendo ad occuparmi di quella che all’epoca si chiamava “editoria elettronica” con il laboratorio “Memoria Verticale” e poi con il libro “Come si produce un Cd-Rom” pubblicato nel ’97 da Castelvecchi.
\nHo sempre provato ad esplorare i nuovi scenari e i nuovi strumenti della tecnologia al servizio del racconto della realt\u00e0 e del giornalismo. Ho continuato a farlo anche in Rai (per esempio con le sperimentazioni sul web, nei collegamenti in diretta da localit\u00e0 remote, con i social). Il mobile journalism l’ho incontrato – anni dopo – percorrendo questa strada ma spinto da necessit\u00e0 dettate dai tempi e dalle contingenze contemporanea: la crisi del giornalismo e l’assenza di risorse.
\nQuando nel 2014 mi sono messo in testa di produrre un documentario sull’epidemia di Ebola, per “documentare” la pi\u00f9 grave epidemia di un male incurabile della storia recente ero alla ricerca di “mezzi di produzione” che fossero leggeri (per consentire ad una sola persona di lavorare il maggior numero di ore, ogni giorno), robusti, con una buona resa e poco costosi. All’epoca sfiorai l’allora nascente mojo, andandomi invece ad infilare nella sperimentazione con le action camera per poi finire nel mondo delle mirrorless. Subito dopo passai al capitolo mobile. Oggi gli smartphone rappresentano (nei loro diversi gradi di utilizzo professionale) una risposta destinata anche a chi non ha budget e combatte con i conti.
\nInoltre il budget spesso c’\u00e8, i soldi ci sono ma non sono disponibile per coprire crisi dimenticate e per dar voce a chi non ha voce; temi che sono sempre meno “prioritari” in tempi di ristrettezze in cui si punta sull’essenziale (o meglio su quello che gli editori ritengono sia essenziale per il pubblico). Per questo, per ben due volte, ho dovuto usare lo strumento del crowdfunding per portare avanti il racconto dell’Afghanistan e della sua lunga guerra.
\nSe un editore ti assegna delle risorse per coprire crisi dimenticate e luoghi remoti non saranno mai “notevoli”, se te le procuri con metodi partecipativi come il crowdfunding non navigherai nell’oro, se le ottieni attraverso fondi internazionali (i famosi “grant”) sar\u00e0 lo stesso. Insomma comunque vada non avrai denaro a sufficienza per mettere s\u00f9 una squadra di produzione, dovrai far tutto da solo (pi\u00f9 lavori nello stesso momento!), dovrai limitare al minimo le spese. Ed \u00e8 chi che la strada conduce al mobile journalism come strumento di produzione a basso budget. Ecco come volevasi dimostrare, crowdfunding e mojo c’azzeccano (avrebbe detto un inquirente diventato politico) e come!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"