{"id":7707,"date":"2017-09-22T17:30:41","date_gmt":"2017-09-22T15:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/nicopiro.wordpress.com\/?p=7707"},"modified":"2017-09-22T17:30:41","modified_gmt":"2017-09-22T15:30:41","slug":"in-memoria-di-gianfranco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nicopiro.it\/2017\/09\/22\/in-memoria-di-gianfranco\/","title":{"rendered":"In memoria di Gianfranco"},"content":{"rendered":"
Gianfranco se n’\u00e8 andato senza fare rumore, come nel suo stile. Aveva 57 anni e da tre lottava con i postumi di una grave malattia. Ieri, 21 settembre, nell’affollata chiesa di Sant’Andrea a Savigliano (Cuneo), dove Gianfranco era nato, gli \u00e8 stato tributato l’ultimo saluto.
\nLa famiglia mi ha dato l’onore di portare un breve ricordo di Gianfranco che con me ha condiviso tante tra quelle che burocraticamente in Rai chiamiamo “trasferte” ma che spesso sono delle avventure durante le quali fai i conti con la morte.
\nGianfranco per me \u00e8 sempre stato una persona speciale perch\u00e9 era capace di enormi sforzi fisici, come quando in Afghanistan si trascinava dietro 30 chili d’attrezzatura, ma poi riusciva ad esprimere con il suo obiettivo una straordinaria umanit\u00e0 e sensibilit\u00e0 nel raccontare il dramma di conflitti e popoli che soffrono.
\nNonostante ci\u00f2 Gianfranco era un taciturno, schivo, modesto, umile. Faceva sembrare tutto quello che realizzava come una cosa normale quando era esattamente il contrario. Quando perse parte dell’udito da un orecchio durante l’ingresso dell’Alleanza del Nord a Kabul nel 2001, per via di una mitragliatrice che cominci\u00f2 a sparare all’improvviso, non fece nemmeno la pratica per infortunio sul lavoro; la cosa avrebbe interrotto la trasferta e quindi il suo lavoro.
\nPochi lo sanno ma Gianfranco \u00e8 entrato in Rai dalla porta secondaria, lavorare al centro Rai di Torino ma non si occupava di comunicazione, faceva altro, un’occupazione umile, di quella che ti fa vedere da vicino i “miti” del giornalismo e della tv ma ben sapendo che sono cosa diversa da te e dal tuo mondo.
\nCon la sua enorme determinazione, Gianfranco quella barriera l’ha saltata ed ha “rubato” il mestiere con gli occhi fino a diventare uno dei pi\u00f9 bravi telecineoperatori della Rai anzi della storia del giornalismo televisivo italiano.
\nCon lui abbiamo vinto nel 2008, il premio Alpi per il nostro pezzo “battaglia a Korengal”. Di lui parlo spesso nel mio libro sull’Afghanistan perch\u00e8 a Gianfranco piaceva ridere della morte, quella che pi\u00f9 volte ci era stata addosso. Guardava alle avversit\u00e0 con il sorriso, con un certo senso di sfida che gli bruciava dentro. I suoi silenzi non lo aiutavano, non era un uomo di pubbliche relazioni, ma la telecamera gli consentiva di esprimere tutta la sua ricchezza umana.
\nQuando si va in guerra insieme, si diventa fratelli. Sembra una banalit\u00e0 ma \u00e8 forse l’unica cosa vera nel grande imbroglio che sono le guerre.
\nChi non c’\u00e8 passato non pu\u00f2 capire quanto difficile sia fare il lavoro di raccontare (e di farlo con garbo, con rispetto, con accuratezza) tra centinaia di migliaia di profughi, in mezzo ad un’imboscata, camminando tra i resti dei cadaveri di un autobomba.
\nSono momenti in cui, non ci si pu\u00f2 nascondere: emerge quello che sei per davvero. Sono momenti in cui emerge il tuo desiderio di rinunciare a tutto, in primo luogo a te stesso, pur di raccontare, di testimoniare.
\nPer questo oggi fatico a trovare le parole. Quello che ho scritto sinora \u00a0mi sembra inadeguato, quello che ho detto in Chiesa mi \u00e8 sembrato poco, incompleto.
\nGianfranco era una grande persona prima che un grande giornalista.
\nPer il gioco di un destino imbroglione, ha rischiato in morire a migliaia di chilometri da casa ma \u00e8 venuto meno nel suo letto a Savigliano, con intorno l’amore dei suoi familiari e di chi gli voleva davvero bene. Era cos\u00ec forte che tre anni fa era sopravvissuto a quella brutta malattia che non risparmia nove persone su dieci, nel primo mese. La sua tempra gli ha fatto vincere anche quella battaglia ma poi ha dovuto affrontare lunghe e ingiuste sofferenze. Egoisticamente ho sempre pensato che ci avesse voluto dare la possibilit\u00e0 di salutarlo piuttosto che andare all’improvviso. Almeno ha avuto la gioia di baciare il suo primo nipotino.
\nDi lui resta un enorme patrimonio di immagini. Nei telegiornali “maciniamo” pezzi facendo cronaca che oggi \u00e8 racconto del quotidiano. E’ il nostro lavoro. Ma, con il passare degli anni, quei “pezzi” diventano testimonianza della Storia.
\nSpero si possa trovare il modo di raccogliere il suo lavoro per testimoniare come l’amore per il giornalismo faccia sempre la differenza. Raccontare invece fino in fondo Gianfranco come persona, sar\u00e0 invece impossibile perch\u00e9 – come sta capitando anche a me ora – non si troverebbero parole a sufficienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
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