{"id":1732,"date":"2012-03-26T16:44:00","date_gmt":"2012-03-26T14:44:00","guid":{"rendered":"http:\/\/nicopiro.wordpress.com\/?p=1732"},"modified":"2012-03-26T16:44:00","modified_gmt":"2012-03-26T14:44:00","slug":"fuoco-indiretto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nicopiro.it\/2012\/03\/26\/fuoco-indiretto\/","title":{"rendered":"Fuoco indiretto"},"content":{"rendered":"
E’ un rumore sordo, quasi ovattato, che\u00a0echeggia da lontano<\/strong>, \u00e8 un colpo “incoming”. Significa che a sparare non sono i “nostri” mortai, quelle dell’Isaf,\u00a0ma i “loro” quelli della guerriglia. Nel linguaggio militare che riesce, brillantemente, a sterilizzare qualsiasi parola che possa evocare paura, viene definito “tiro indiretto”, c’\u00e8 chi parla anche di “fuoco indiretto”. I mortai, come i razzi, arrivano a parabola, salgono in cielo e poi ricadono, anche a chilometri di distanza, quasi mai prendendo il bersaglio, arrivandoci vagamente vicino salvo il caso in cui al tiro ci sia un esperto “calcolatore”.<\/p>\n In Afghanistan attacchi del genere nemmeno si contano, sono all’ordine del giorno. <\/strong>Se parla solo quando costano la vita chi li subisce, come accaduto purtroppo sabato al sergente Michele Silvestri, mentre altri cinque soldati italiani hanno\u00a0riportato ferite. Almeno due\u00a0di loro\u00a0verranno segnati da quell’attacco\u00a0per il resto della loro vita\u00a0(per inciso, stanno per essere trasferiti al centro medico americano di Ramstein in Germania). Mi \u00e8 capitato<\/strong> diverse volte\u00a0di trovarmi in una base sottoposta ad attacchi del genere, la prima “mortaiata” ti spaventa, le altre sembrano lontane, poi ti ci abitui e quasi non ci fai pi\u00f9 caso nemmeno quando parte la “serie” di colpi di risposta, un boato vicino che invece si squassa dentro. E’ un rumore sordo, quasi ovattato, che\u00a0echeggia da lontano, \u00e8 un colpo “incoming”. Significa che a sparare non sono i “nostri” mortai, quelle dell’Isaf,\u00a0ma i “loro” quelli della guerriglia. Nel linguaggio militare che riesce, brillantemente, a sterilizzare qualsiasi parola che possa evocare paura, viene definito “tiro indiretto”, c’\u00e8 chi parla anche di “fuoco indiretto”. I […]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[110,211,310,686,725,849,867,1005,1183,1241,1288,1349,1547,1830,1860],"yoast_head":"\n
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\nGli afghani<\/strong> riescono a muoversi agevolmente<\/strong> sulle loro aspre montagne, riescono a portarsi dietro un mortaio che pesa diverse decine di chili e un massimo di tre colpi, lo sistemano alla buona (altro che messa “in bolla” o calcoli di trigonometria) e sparano in rapida successione sul bersaglio per poi sparire tra le rocce. Il bersaglio sono quasi sempre le evidentemente\u00a0immobili basi occidentali, soprattutto quelle fob, quei fortini assediati dalle montagne come la base italiana “Ice” in Gulistan, provincia di Farah. L’area nella quale, a tutt’oggi, si contano pi\u00f9 caduti italiani.\u00a0
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\nI guerriglieri vanno per tentativi, a occhio,<\/strong>\u00a0per questo anche solo per avvicinarsi al bersaglio ci vogliono almeno un paio di “sortite”. Quando i colpi di mortaio arrivano sul bersaglio, in Afghanistan le truppe occidentali, di solito,\u00a0pensano a combattenti stranieri, come ai “leggendari” ceceni di cui\u00a0gli americani\u00a0favoleggiano nella provincia di Logar.
\nIn risposta partono colpi di mortaio che spazzano le alture ma quasi mai riescono a fermare gli attacchi o – per usare il linguaggio ufficiale\u00a0dell’esercito italiano – a “neutralizzare” gli aggressori (leggi: farli a pezzi).<\/p>\n
\nE’ la routine del conflitto afghano, quella nel mezzo della quale vivono migliaia di soldati occidentali e molti pi\u00f9 civili che hanno la sfortuna di ritrovarsi ad abitare\u00a0nel posto sbagliato. Una routine di cui sarebbe giusto parlare pi\u00f9 spessi, descriverla, per far capire quanto complesso sia quel conflitto, quanto pericoloso, quando assurdo nella sua logica di combattimento.
\nE \u00a0anche per non meravigliarsi quando arriva un tragico pomeriggio in cui uno di quei colpi di mortaio\u00a0cade sul bersaglio, utilizza un cortile per amplificare la sua onda d’urto, spara schegge, sassi e ogni genere di frammento in un ciclone di morte\u00a0che raggiunge persino le case italiane a migliaia di chilometri di distanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"