{"id":13476,"date":"2023-10-17T16:16:33","date_gmt":"2023-10-17T14:16:33","guid":{"rendered":"https:\/\/nicopiro.it\/?p=13476"},"modified":"2023-10-17T16:16:33","modified_gmt":"2023-10-17T14:16:33","slug":"601-ma-non-frega-a-nessuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nicopiro.it\/2023\/10\/17\/601-ma-non-frega-a-nessuno\/","title":{"rendered":"601 ma non frega a nessuno"},"content":{"rendered":"
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\"Mappa
Mappa da www.understandingwar.org 15 ottobre 2023<\/figcaption><\/figure>\n

Quello di oggi \u00e8 il seicentounesimo giorno di guerra in Ucraina ma a guardare giornali e tv, il conflitto sembra terminato. Dal sette ottobre, la lavatrice dell’informazione contemporanea in perenne modalit\u00e0 centrifuga ha visto l’ultima notizia scacciare la penultima, il conflitto in Ucraina sostituito da quello in Medio Oriente.
\nPer uno come me, diventato giornalista sul finire dell’era analogica, il digitale ha rappresentato una grande speranza per raccontare di pi\u00f9 e meglio. L’informazione in tempo reale si \u00e8 per\u00f2 trasformata nell’era in cui l’informazione non ha il tempo di pensare, in cui ha vita breve la memoria delle persone, bersagliate da contenuti (non solo giornalistici) di ogni genere. Sono meccanismi, questi, drammaticamente funzionali al marketing della guerra.
\nUn tragico destino vuole che il conflitto in Ucraina scompaia proprio nel momento migliore per il potere, quando nel sud-est del Paese le temperature cominciano a calare, le piogge si intensificano, il terreno si trasforma in fango e le manovre di fanteria meccanizzata diventano sempre pi\u00f9 difficili se non impossibili. Insomma quando la stagione dei combattimenti pi\u00f9 intensi si conclude e sarebbe l’ora dei bilanci. Ad oggi la realt\u00e0 dei fatti ci dice che \u00e8 fallita la cosiddetta controffensiva ucraina – anticipata per mesi come fosse un nuovo film in uscita, rinunciando all’effetto sorpresa – che le linee fortificate russe hanno tenuto e che c’\u00e8 un forte punto di sofferenza\/rischio per gli ucraini su Avdiivka. Se questa guerra non venisse vissuta come una partita di calcio da opinionisti con l’elmetto, politici e giornalisti, tali elementi ci dovrebbero spingere a prendere atto che di nuovo lo strumento bellico ha fallito, perch\u00e8 non risolve i problemi ma li aggrava, perch\u00e8 manda solo gente al massacro.
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\nCome scritto in Maledetti Pacifisti (uscito il 10 maggio del 2022) questo conflitto non ha soluzione militare ma solo negoziale, dopo aver dato alla guerra venti mesi per dimostrarci cosa fosse in grado di fare per giungere alla pace, dopo aver armato l’Ucraina sostenendola con ogni mezzo, di fronte al fallimento delle armi sarebbe questo il momento di dare spazio alla diplomazia.
\nNon sta accadendo. Zelensky \u00e8 impegnato in tutt’altro: non far dimenticare il suo Paese, oscurato dalla crisi in Medio Oriente, per poter ottenere altre armi. Intanto l’Occidente comincia a chiedersi: fino a quando avremo i soldi per dargliele? Aggiungerei: fino a quando, di fronte all’assenza di risultati sul campo, il governo ucraino riuscir\u00e0 a fermare la massa dei retinenti-disertori-obiettori, continuando il reclutamento?
\nComunque sia rischiamo un altro l’inverno da trascorrere come il precedente, ricordate la diatriba sui Leopard, sugli Abrams, l’indispensabilit\u00e0 degli F16 ecc ecc? Una lunga preparazione ad una nuova estate di conflitto, con i giornali ridotti a catalogo di armi.
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\nLo schema PUB<\/em><\/strong>
\nMentre ucraini e russi morivano in trincea, questi circa venti mesi di guerra non sono trascorsi invano per il pensiero unico bellicista. Il #PUB \u00e8 una categoria ormai dominante nella conversazione pubblica che sta smantellando il pluralismo e quindi la democrazia, proietta uno stigma su chi chiede pace o ha solo e semplicemente dubbi sulla guerra, abolisce analisi su contesti storici e cause dei conflitti, riduce la violenza bellica ad unica scelta morale e giusta, ne ignora gli effetti non solo sulle vite di chi muore sul campo di battaglia (o in casa propria colpita da un missile) ma anche sulla nostra economia, del resto a pagare sono sempre quei “seccatori” dei poveri, quasi pi\u00f9 detestati dei pacifisti dai neoliberisti (che poi guarda caso sono tutti bellicisti).
\nQuesto schema, ormai rodato, \u00e8 stato applicato ai tragici fatti del 7 ottobre scorso. In tempi normali si sarebbe dovuto discutere di pace, senza pensarci un minuto. “Direte voi: come pace…di fronte alle efferate violenze di Hamas ?”. Gli eventi di quel drammatico sabato ci sono stati descritti come una sorta di fungo spuntato del deserto, all’improvviso, non come il frutto di oltre settant’anni in cui non si \u00e8 posto rimedio alla questione Israelo-palestinese e mezzo secolo di uso delle armi. Se non ci fosse stato tifo per la guerra ma contesto e analisi storica, se si fosse ammesso che la potenza militare israeliana ha generato solo l’illusione di poter tener sotto controllo l’ingiustizia che agita il Medio Oriente ma non l’ha risolta affatto anzi ha aggravato odio e rancore, se tutto questo fosse avvenuto oggi si prenderebbe atto che la diplomazia \u00e8 l’unica soluzione per ridare serenit\u00e0 ad entrambi i popoli e fermare le violenze, affermando la soluzione “2 popoli e 2 stati”.<\/p>\n

L’invasore ora ha ragione
\n<\/em><\/strong>Mentre la stampa israeliana punta il dito contro il populismo di Netanyahu, reo di aver corroso la democrazia israeliana, gli italici opinionisti con l’elmetto stanno giustificando questa guerra come difesa della democrazia, proprio come accaduto con l’Ucraina. Giustificano persino azioni di Israele che sono simili a quelle che loro stessi condannavano in Ucraina: privare la popolazione civile di acqua, luce, carburante, colpire indiscriminatamente obiettivi civili, uccidere giornalisti, negare il transito di aiuti, colpire depositi di generi di prima necessit\u00e0. Eppure nessuno invoca la Corte Penale Internazionale. Questa volta difendono lo storico invasore (\u00e8 antica la storia dei territori occupati da Israele) non l’invaso, rinunciando ad uno dei pilastri di venti mesi di propaganda bellicista, uno dei loro grandi classici.
\nMentre brandiscono il diritto alla difesa (\u00e8 stato mai messo in dubbio?) nessuno di loro ricorda che questo non pu\u00f2 diventare diritto alla vendetta. Gli indignados sartoriali di casa nostra vengono scavalcati persino dal principale alleato di Israele cio\u00e8 Biden che spezza un’altra delle assunzioni fondamentali della loro narrazione affermando che Hamas non equivale al popolo palestinese (direi come i camorristi non sono i napoletani e la mafia non \u00e8 la Sicilia).
\n<\/em><\/strong>Se lo schema del PUB \u00e8 lo stesso, tra le due crisi la differenza sta nella paura: l’islamofobia di ritorno ha sostituito la russofobia. Curioso che gli unici mussulmani di cui l’Occidente sembrano preoccuparsi siano i membri della famiglia reale saudita (a cui viene concesso di tutto, senza imporre un euro di sanzioni, vedi omicidio Khashoggi) mentre la Cina si schiera con Gaza ma detesta gli uiguri, i mussulmani di casa propria.
\n
\nPoveri Bambini
\n<\/em><\/strong>Premesso che per me una vittima civile \u00e8 una di troppo, qualunque passaporto avesse in tasca e in qualunque modo sia stata uccisa, vale la pena fare una riflessione sulla notizia dei bimbi israeliani decapitati da Hamas. Ha tenuto banco per almeno due giorni e si \u00e8 poi persa nella centrifuga dell’informazione, si \u00e8 rivelata una bufala (non che nel raid di Hamas non siano stati uccisi bimbi) ma le mancate conferme ufficiali e l’assenza di prove non ha avuto la stessa eco. Non credo al grande piano, credo per\u00f2 che quando la narrazione \u00e8 a senso unico anche una notizia improbabile che arriva da una fonte di parte pu\u00f2 diventare quella benzina che serve a bruciare ogni forma di dissenso nel dibattito. Dedicate un po’ di tempo a chiacchierare con le persone dal barbiere, in metro, al bar e scoprirete quando tale notizia sia penetrata nelle convinzioni della gente comune (quella che non passa 24 ore su 24 a seguire l’informazione) e quanto sia servita a giustificare la logica del sangue per lavare altro sangue. Siamo ad un punto in cui la gi\u00e0 degradata Gaza si sta trasformando in una landa di macerie, inabitabile, e nessuno si pone il problema di dove andranno e come vivranno due milioni di persone. E’ una punizione collettiva che va al di l\u00e0 del legittimo obiettivo di eliminare il network terrorista di Hamas.<\/p>\n

Parole sagge
\n<\/em><\/strong>“Non possiamo consentire che il massacro di israeliani innocenti sfoci nel massacro di innocenti palestinesi” anche in questo caso a scrivere le parole pi\u00f9 sagge, umane e realistiche su questo conflitto \u00e8 un militare, cio\u00e8 uno che la guerra la conosce non un opinionista con l’elmetto. “Non esiste l’inevitabile. Questa guerra poteva essere evitata ma nessuno ha fatto abbastanza per prevenirla”. Scrive Nir Avishai Cohen.<\/a><\/strong><\/p>\n

Criptoputiniani
\n<\/em><\/strong>Dalla comparsa del PUB sostengo che tutti i bellicisti anti-russi d’Italia sono in realt\u00e0 cripto-putiniani cio\u00e8 apparentemente odiano Putin ma in realt\u00e0 vorrebbero essere come lui, vorrebbero poter dire agli altri (giornalisti, politici, cittadini e sondaggisti) cosa devono pensare per non essere definiti putiniani. Adesso non si curano se vengono colpiti obiettivi civili o se le manifestazioni pro-Palestina vengono descritte come filo Hamas (la BBC si \u00e8 scusata per questa identificazione). La loro maschera \u00e8 finalmente caduta, agitano valori e principi solo quando fa loro comodo, in realt\u00e0 vogliono solo difendere e giustificare un’altra guerra. Passano dall’Ucraina ad Israele, riuscendo cos\u00ec a non fare i conti con venti mesi di balle, imprecisioni e analisi sbagliate, venti mesi in cui non ne hanno presa una. Venti mesi in cui, pur andando a reti unificate, onnipresenti su giornali e tv, non hanno convinto gli italiani che restano contrari alla guerra. Nel mondo neoliberista (quello che loro stessi auspicano) gli opinionisti con l’elmetto dovrebbero essere tutti licenziati. Invece passano da un cavallo all’altro, altro giro, altra corsa verso la prossima guerra.<\/p>\n

Solidariet\u00e0
\n<\/strong><\/em>La guerra non \u00e8 un videogioco ma il gioco (mentale) dovremmo farlo noi, mettendoci nei panni degli israeliani innocenti che hanno visto uccidere e rapire i propri cari da Hamas, i palestinesi innocenti che si aggirano tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti dei bombardamenti israeliani, le madri dei soldati ucraini e di quelli russi che mai torneranno a casa. Siamo sicuri che vorremmo vendetta?
\nLa vicinanza alle vittime e al loro dolore – credo – sia il modo migliore per rifiutare la guerra come soluzione, l’odio chiama altro odio in una spirale infinita. La pace \u00e8 l’unica soluzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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